24 e 31, sono i numeri della fame di diritti.

Al 24° e 31° giorno lo sciopero della fame per l'ospedale di Lanusei.

24 e 31, sono i giorni di sciopero della fame di Giorgina Secci e Francesco Doneddu, due coraggiosi e resilienti cittadini ogliastrini che rivendicano il diritto alla salute per il loro ospedale di Lanusei. Una mina esplosiva che non scuote la coscienza di questa politica regionale che decide di usare le misure forti. La peggiore arma, in questi casi, è il silenzio. Si guarda altrove, si pensa che tanto si tratta di boutade o di pagliacciata carnevalesca. Invece è la triste realtà di una regione compromessa nei suoi diritti fondamentali, arrivati a scelte estreme per urlare la rabbia per questa incredibile situazione. 

Giorgina, ha 52 anni, continua a lavorare e a fare volontariato come sempre ha fatto. La sua è fibra forte che si riempie di adrenalina quasi spontaneamente, le fa superare anche l’esigenza di cibo senza il quale, normalmente, si muore. Francesco resiste da un mese, la sua è protesta per l’abbandono dei tanti cardiopatici trovatisi di colpo senza il sostegno indispensabile alla loro sopravvivenza.

Da 22 anni è la presidente dell’associazione di volontariato 118 di Urzulei. E’ anche attivista del Comitato di Lotta, Giù le Mani Dall’Ogliastra.

Al Nostra Signora della Mercede, l’ospedale di Lanusei, precipita tutto, come in ogni ospedale territoriale, emarginato e escluso dal diritto alla salute.

Nell’assoluto silenzio di una ciurma insensibile di politicanti, si infrangono le risposte. Nessun sussulto, nessuna visita, assenza totale delle istituzioni, solo il conforto della gente di Ogliastra che vede smarrire la speranza anche in questa forma di protesta. Nulla smuove nulla, questo governo regionale è la massima espressione dell’inettitudine. Il palazzo, che trema ogni giorno sotto i colpi di questa apatia senza eguali, resiste a qualsiasi attacco, loro non sono lì a risolvere ma a governare. L’inadeguatezza è palese, chi governa deve risolvere, per loro l’assunto non vale.

Gli intoccabili.

24 e 31 sono numeri, forse per qualche scommessa, per un ambo da giocarsi sulla ruota della fortuna, quella che a loro è toccata. Sono gli intoccabili, i mercenari della politica senza capacità, quella urlata a gran voce, intrisa di proclami e banalità per acchiappare consensi. Una sterminata sequela di parole e sorrisi ammiccanti dentro lo zero assoluto che si veste e si calza di privilegi e basta.

Gli intoccabili hanno altro da pensare che risolvere i problemi della sanità pubblica, loro sono stati scelti ancor prima di vincere le elezioni. Le nomine danno spessore, accrescono la fama personale, consentono pure di compensare lacune mostruose nella conoscenza della realtà sarda. A loro è permesso tutto, anche di far fessi i loro stessi elettori. Governano cosa? Una regione asfaltata dalle lungaggini e dalla burocrazia che regna sovrana è qualche conferenza stampa dove raccontano soluzioni senza una legge dietro che le sostenga. 

Quante volte abbiamo sentito «Non chiuderemo nessun ospedale!». Non hai bisogno di chiudere, basta ridurlo lentamente nella sua essenza di presidio sanitario togliendogli giornalmente qualcosa. La legge impietosa dei numeri, dell’azienda che fa i conti solo con essi, è il gioco si smorza da solo, spegnendosi come la luce della candela. Questione di tempo e di tanta arrogante spavalderia. 

24 e 31 giorni di sciopero della fame e decenni di privazione dei diritti,

Ad arte, si nascondono dietro paraventi di  dinamismo e fatti che non ci sono. Hanno sempre qualcuno a favore, ci sarà anche chi, senza alcuna cognizione di quale sia il fine della politica, pensa che quei due poveri cristi di nascosto mangino e quella sia una sceneggiata, una commedia, una farsa. Il problema non esiste per gli intoccabili, ma solo per quelle persone che vorrebbero giustizia contro il sistema che decide di quale morte dovranno morire. Vigliaccheria politica, con 4 mori che affogano nel leghismo o sotto bandiere di  partiti pseudo democratici che avallano lo tsunami neo liberista in atto da decenni.

«Cosa interessa a noi, detentori del potere, aggregati massonici di rango, di due scioperanti per il loro ospedale? Poco, anzi nulla. Tanto, alla fine crolleranno e cederanno alle ennesime promesse senza soluzione che andremo presto, anzi prestissimo, a legiferare. Parola di parolaio»

 

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