Sassari, La Faradda, discesa storica dei candelieri e del sindaco, in picchiata libera.

palazzo ducale, sede del municipio di Sassari - foto Wikimapia

Sassari, 15 ago. 2017-

Ho visto un video, postato da sassaresi poco premurosi nei confronti del loro sindaco Nicola Sanna, PD, dove il sindaco è stato letteralmente subissato da insulti e fischi impressionanti. Fischi e insulti che si sono confusi, ma non abbastanza, con le note della banda musicale e che mi hanno incuriosito a scoprire perché il sindaco Sanna non goda della fiducia dei suoi concittadini e capire anche come si possa arrivare a questo palese dissenso verso l’operato del primo cittadino. La disapprovazione verso un sindaco la si accetta, gli insulti meno, sono pericolose derive che inficiano il concetto di democrazia del quale, probabilmente, gli stessi che li usano, si riempiono la bocca.

Sassari 1 – Nicolino 0…nemmeno la banda musicale t'ha salvato 😂😂😂😂 a zent'anni!

Geplaatst door Mario Lupinu op maandag 14 augustus 2017

Vado a leggere un articolo del marzo scorso, di Vindice Lecis, giornalista e scrittore, del quale riporto alcuni passaggi che saranno virgolettati e in neretto.

” Quante divisioni ha Nicola Sanna? Alla base della sconfitta politica che si sta prefigurando per il sindaco di Sassari e il suo partito c’è, anzitutto, il suo crescente isolamento. Sorprendente per un uomo che aveva vinto le primarie e trionfato nelle elezioni comunali alla guida del centro-sinistra. Ma di quel voto popolare travolgente è stato fatto subito un uso spregiudicato. La primavera annunciata per Sassari si è trasformata in gelido inverno nonostante il chiaro pronunciamento a voltare pagina per strappare la città al, fin troppo noto, gruppo di potere che nel Pd tira le fila delle cose cittadine e anche regionali.”

Già da questa introduzione, si intuisce come questo partito sia strutturato in centri di potere forti  che da sempre piazzano un loro adepto al governo della città, ma su larga scala anche a livello nazionale. Perdono il referendum, quello su alcuni articoli della costituzione, ma restano sempre lì. Renzi se ne va e al suo posto, d’impero, senza uno straccio di consenso elettorale, arriva Gentiloni, il prosieguo naturale, seppure meno gridato, del fiorentino. Quest’ultimo, perde ma diventa segretario del partito in attesa di rituffarsi verso traguardi più ambiziosi, dopo che aveva sbandierato il suo ritiro dalla scena politica.

“La chiassosa ribalta del Pd sassarese era già stata inoltre animata dal più grande episodio di trasformismo politico degli ultimi decenni. La transumanza di tutti i bersaniani, o presunti tali, negli ovili di pianura del capo supremo. Con Renzi si vince, sbandieravano con la boria e la baldanza figlie di analisi dal corto respiro. Si è visto come è andata”.

Lecis in questo passaggio conferma che i PD seguono il loro capo, non che gli altri esponenti siano migliori, chi più chi meno sembrano lobotomizzati e seguaci, a prescindere, della volontà del guru, Nonostante le debacles continue, il sistema PD continua ad alimentarsi alla stessa maniera. Uno esce ed un altro entra, ma le cose sono sempre uguali, anzi sono solo peggiorate in questi mesi che sono seguiti a questo articolo.

“Nel frattempo, mentre la morsa attorno al primo cittadino proseguiva senza un momento di respiro, Sanna andava avanti. C’è molto di preoccupante in questo atteggiamento. Perché somiglia a quel suicida e arrogante avanti con le riforme che Renzi e Boschi continuano a ripetere davanti alle macerie della loro azione politica dissennata. Sanna andava avanti, esagerando però con l’adesione ai comandamenti renziani (quel Basta un SIndaco al referendum, grida ancora vendetta), evidenziando massicce dosi di coraggio miste a una navigazione a vista e baldanzosa incoscienza.

E’ la “struttura” a determinare l’essere sociale. Che significa? Che un uomo della provvidenza non serve. Perciò è difficile capire la crisi impressionante della città e delle sue classi dirigenti se non si accende un faro proprio sul Pd. A Sassari questo partito è infatti come un sovrano assoluto. Una federazione di potentati, un grumo di interessi. Dove una corrente mantiene l’egemonia e il controllo”.

Ecco nelle ultime parole di Lecis, il concetto del partito potere, su piccola scala a Sassari, ma se lo riferiamo agli interessi nazionali, ne respiriamo la stessa sostanza. PD uguale distruzione, devastazione degli interessi collettivi, sottomissione ai poteri sovranazionali che decidono per noi da Bruxelles, subordinazione alle elites finanziarie, spregiudicato modo di operare senza pensare al popolo,  rincuorandolo di tanto in tanto con qualche perla a cui nemmeno il più sprovveduto è disposto a credere.

“Sassari ha chiaramente un nemico ed è proprio il Pd, che si illude di essere camera di compensazione e di arbitrato di interessi contrapposti. Ha pensato di combattere i suoi nemici giurati sul terreno della resistenza a oltranza, illudendosi di schiantare quelle munite fortezze. Ponendosi come obiettivo rivoluzionario quello minimale doroteo del durare. Ma non ha saputo portare dalla sua gli elettori. Invece ha vinto la concezione opaca che caratterizza il Pd: mai le cose sono state spiegate, illustrate ai cittadini. Perché le dimissioni a catena dalla giunta? Perché il perenne braccio di ferro tra il sindaco e il suo partito? Cosa si nasconde dietro questa infinita disamistade? Un’agonia penosa, un fallimento politico e programmatico che non è solo del sindaco, ma del partito pigliatutto.

In questa storia non c’è un buono, magari ingenuo, contrasto da una banda di cattivi. C’è un feroce scontro di interessi. E a vincere, ancora una volta, saranno quelli di prima che in realtà non se ne sono mai andati. Eterni e perennemente affamati”.

Sassari , è uno degli esempi da cui partire per affrontare il fallimento della politica di questo partito come di qualsiasi altro che conserva ideali magari onesti e corretti, ma che non prova nemmeno a capire, o fa finta di non sapere, quali siano i problemi veri che non risiedono a Palazzo Ducale o in Piazza Gallura. Lasciassero spazio nei giornali o in TV a movimenti politici che hanno capito e vorrebbero provare a divulgare il giusto modo di agire, le cose non sarebbero così. Proprio il PD, dall’alto di un’arroganza che oggi il voto non ha nemmeno legittimato, è il braccio armato del potere e ha infiltrato tutto il sistema della comunicazione, giornali e TV. La rete ancora è salva ma non lo sarà in eterno e già da oggi sono diversi i siti di controinformazione oscurati o limitati, con sofisticati sistemi di controllo, che ne limitano la divulgazione. Basterebbe la volontà del popolo di sconvolgere questo diabolico e perfetto piano, e tutto cadrebbe. Ma il popolo è distratto! E’ stato studiato nei dettagli il progetto distrazione di masse, con la perla dei social che ha separato più che unito, confuso più che convinto. Il complotto è stato fatto a noi, ma nemmeno ci chiediamo il perché. Allora, quando il popolo abbastanza stremato, sempre più povero e sempre più distratto, sarà indebolito, non avrà più da farsi delle domande e penserà a quanto è sfortunato il figlio che non ha lavoro o alla tassazione che è superiore alla possibilità della mera sopravvivenza. Già è così, il tempo non farà che accrescere povertà e fallimenti di aziende, ulteriore e ancor più gravi perdite di diritti sanciti in costituzione, lavoro, salute, giustizia.

E poi c’è l’orso, le ONG, Pili e le scorie nucleari, il Milan e Bonucci, e il sole che bisogna prendere nelle ore più calde. Ah, mi raccomando, bevete acqua per evitare la disidratazione.

Buon ferragosto,

Antonio Masoni

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