Tempio Pausania, Guerra: un paese diviso tra sostenitori e oppositori.

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Tempio Pausania, 11 ago. 2017-

Inutile pensare il contrario, anche a Tempio è in corso una guerra tra sostenitori e oppositori, tra chi vede la questione come la solita pagliacciata e chi ne sorregge la causa, spinto dal fuoco devastante della giustizia a tutti i costi. Ho sempre creduto nella giustizia e negli uomini, e scrivo di questo perché ciascuno di noi non può esimersi dal farlo. La cosa difficile è scriverne in serenità e senza alimentare ulteriori pesantissimi strascichi che a poco servono se non a far assumere al “casus belli” una valenza eccessiva che non ha e non dovrebbe avere.

Cosa differenzia un uomo da un altro uomo, spogliando il concetto da presunzioni linguistiche o filosofiche, è la capacità di discernere sempre tra il necessario e il superfluo. Toni esasperati, tensioni che  tagliano a fette il buon senso e mitra e fucili puntati sul “nemico” non aiutano a capirci granché. Guerra dev’essere e guerra è stata. Perché?

Le ragioni, come sempre succede nella vita di tutti, stanno nel mezzo, quel ponte sospeso tra le baionette dei fucili da un lato e gli archi con le frecce dall’altro. In mezzo ci sarebbe la pace e il rispetto ma sono concetti durissimi da masticare, perché nessuno fa un passo indietro. Così si continua la falcidia dei sentimenti migliori e la prevalenza degli stati bassi, quote che rasentano inferi e negatività assolute.

Emerge maestoso l’EGO smisurato, quello che ci impone autorità e dispotica, quanto presunta, coerenza. La coerenza, stato subliminale che è il concetto fondamentale che sorregge il nostro vivere è ben altra cosa che questo. E’ quel modo elegante e unico di essere noi stessi nello stato elevato di uomini fieri, orgogliosi e determinati, non certo autoritari o presuntuosi. La coerenza è il solo abito mentale che deve essere indossato nudi, senza poter scegliere dal guardaroba. Non è una “mise” di comodo ma un vestito tatuato, che appartiene alla parte eccelsa dell’interiorità, che conduce alla felicità, alla gioia, al rispetto tra persone, al perdono se occorre.

Da tempo, anche io sono stato oggetto di attacchi su questo concetto di incoerenza semplicemente perché sostengo chiunque faccia qualcosa per il proprio paese e pensi al bene comune. Ebbene, se per voi è questa l’incoerenza, allora accetto il giudizio. Resta il fatto che io non appoggio un partito, né posseggo una tessera,  sostengo e sosterrò sempre l’uomo, quello con la U maiuscola, capace di comprendere, agire e di ciarlare poco, molto poco.

Tornando alla guerra, il paese si interroga e lo fa sui social (terreno minato), frazionando ancor di più una disputa che è ben lontana dall’essere risolta. Propongo ai contendenti un deciso bagno di umiltà, perché non c’è nessuno tra di voi, come nel mondo intero, che possa definirsi superiore ad un altro. Siamo e restiamo tutti uguali, le differenze che contano sono  il comportamento e quella scatola di materia grigia che in troppi sta assumendo innumerevoli sfumature, nessuna più importante dell’altra. Tutte rappresentano la perdita del controllo del sè e la peggiore risposta, nella contesa, è la prevaricazione. Non avrà ragione chi vincerà e torto gli altri, tutti avrete perso.

Se volete sapere altro, vi dico solo che il sottoscritto, finalmente alleggerito dal maestrale, atteso pure dai Massoni per Tempio, sta solo provando a far ragionare chi sapete voi, senza presunzioni di comodo o di fatto, col solo scopo di far capire che non si è Uomini perché si crede di aver ragione, ma perché le nostre azioni sono indirizzate verso sentimenti razionali, come umiltà, compassione e profondo senso del rispetto. Chi volesse discutere con me della vicenda, lo può fare, compresi i bannati e i dannati dei social, davanti ad un caffè. Io ci sono.

Chiudo ricordandovi che la Festa della Montagna non è stata dedicata a voi, perché vi sentite rocce, e come tali indistruttibili, ma per dare l’occasione, anche a voi, di  mettere anche il cervello in ferie. Auguri.

Antonio Masoni

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