Tempio Pausania, Il Potere come compensazione, di Rita Brundu. Un’angolazione poco considerata.

archivio google - Alex Daccò

Tempio Pausania, 2 set. 2018-

Nel personale percorso formativo di ciascuno di noi, si incontrano persone di ogni tipo, da tutti riceviamo qualcosa e, a nostra volta, diamo qualcosa. La formazione educativa di ognuno di noi è differente, soprattutto per il modo in cui i fondamenti di base vengono acquisiti, senza per forza averli letti o studiati da qualche parte. In senso stretto, infatti, non esiste un manuale di educazione, non viene studiato un solo modello, ma spesso capita che ci ritroviamo “formati” senza sapere da chi o da cosa ci provenga quanto ci portiamo nello zaino del nostro viaggio. Esiste e c’è una conoscenza di aspetti educativi ai quali rispondiamo, ma non sempre derivano da elementi codificati o scritti in qualche libro o appresi in un qualunque corso di studi.

Nella mia esperienza, ad esempio, ho sempre appreso da tanta gente, da chi mi ha insegnato nella scuola ma anche da chi ho incontrato casualmente per strada, da chiunque avesse anche la conoscenza appropriata di materie verso le quali prima esisteva un disagio a solo sentirne pronunciare il nome. Tutti ci servono  a valutare in maniera più consona le tante persone con cui ci si relaziona perché fanno parte di quel bagaglio immenso che è l’esperienza.

Così capita, in modo del tutto casuale, che quando incontri una persona qualificata da studi specifici e conoscenza accademica di queste materie umanistiche, ne cogli immediatamente la semplicità del linguaggio. Cosa che ti rende fruibili concetti sino a quel momento ignoti seppure hai anche avuto la presunzione di conoscerli. Non è vero che sappiamo ma è vero che il punto di partenza per conoscere è proprio ammettere di non sapere. Ed è su questo piano che bisognerebbe sempre confrontarsi tra individui, per trovare i respiri comuni e scambiarsi le relazioni interpersonali che stanno alla base della vera conoscenza del se e degli altri.

Rita Brundu, è una pedagogista, ex insegnante, con master in psicologia, grande lettrice, una preziosa collaboratrice per il blog con cui ha già intrapreso per diverse settimane l’argomento Analisi Transazionale e che, a breve, sempre per galluranews affronterà anche la grafologia, una scienza a tutti gli effetti, che molti pensano sia solo materia da indovini e maghe. A Rita, ho chiesto che mi desse una risposta su alcune domande che da tempo bussavano nella mia testa e che con estrema faciloneria avevo catalogato in un modo poco scientifico, come siamo abituati ad esprimerci quando non conosciamo in fondo una determinata tematica. Ero incuriosito da una inchiesta che sto portando avanti da tempo, su alcuni aspetti di una vicenda che il tempo dirà se si tratti di una truffa, l’ennesima bufala da cui il nostro paese è continuamente colpito, o di una visione mia personale ingannevole ed approssimativa. L’argomento era la malattia mentale non riconosciuta che da luogo a personalità che nella vita ricercano una compensazione alla loro psicopatia con inganni e sistemi che traggono tante persone a caderci dentro. Il punto di partenza, per capire meglio il testo di Rita, è che lei ha usato la metodologia cognitiva di cui è in possesso e si è estraniata dalle opinioni e dal fatto specifico di cui pure sa. La sua, in altre parole, è la risposta di una psicologa al fenomeno della ricerca del potere da parte di determinati personaggi di cui, per ragioni poco interessanti, ometto l’identità.

IL POTERE COME COMPENSAZIONE, Rita Brundu

Nel corso dell’età evolutiva si attraversano varie fasi tra le quali, forse la più importante, quella Edipica. Il modo in cui si risolvono queste fasi stabilisce le reazioni future di una persona e l’aspetto dominante della sua personalità. Tanto che la Bioenergetica classifica le strutture caratteriali in cinque tipi fondamentali, a seconda della posizione difensiva assunta da una persona. Noi vogliamo prendere in considerazione il CARATTERE PSICOPATICO poiché ha un grande investimento di energia nella propria immagine, nel bisogno di potere, di dominio e di controllo sugli altri. Tutto questo lo raggiunge con la prepotenza o la sopraffazione, oppure attraverso un approccio seduttivo: quest’ultimo è molto efficace con gli individui ingenui, che cadono facilmente nel potere dello psicopatico. Nella storia infantile di questo tipo di persona c’è stata quasi sempre, fra genitore e figlio, una lotta per il predominio ed il potere. Quindi, se da bambino ha dovuto combattere con un senso d’impotenza, da adulto cercherà di compensare questo insulto al proprio “io” immaginandosi un futuro in cui egli sarà potente e capace di esercitare il controllo sugli altri. Ha bisogno di qualcuno da tenere sotto controllo poiché ha paura, a sua volta, di essere controllato. Cerca quindi di raggiungere sempre una posizione elevata che lo metta al riparo dalle sconfitte. Non riesce ad accettare la sconfitta poiché lo mette nella condizione di vittima: quindi deve essere un vincente in tutte le situazioni. Da tutto questo nasce “l’illusione”, una forma di compensazione derivata dall’offesa avuta nell’esperienza infantile. E l’illusione riguarda il potere, di cui ha bisogno per dimostrare prima di tutto a se stesso di essere una persona che dispone di ricchezze. E quando raggiunge il potere non è più in grado di separare il potere reale dall’immagine dell’ “io”, in cui egli vede se stesso come una persona potente. Proietta quindi un’immagine dell’ “ io” che non è reale, ma solamente UNA COMPENSAZIONE A UN SENSO D’INFERIORITA’ A LIVELLO DEL SE’ E DELL’ESPRESSIONE DI SE’.

 A questo punto potremmo provare pena per una tale persona (ricca di soldi ma povera di vita interiore) se non fosse che usa gli altri e fa loro violenza per raggiungere il suo scopo. Ma siamo brave persone e vogliamo dargli un consiglio: invece di prendersela con gli altri perché non prova ad investire la sua energia in un’azione autoespressiva? Potrebbe, ad esempio, cucinare, ballare, scrivere, cantare…ci sono tante cose che potrebbe fare per esprimere se stesso e superare la sua piccolezza interiore. Solamente in questo modo potrebbe ingrandire il suo “io”, non di certo con un potere che tende a sminuire e annullare gli altri!

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1 Commento

  1. Condivido in pieno tutto il contenuto.

    Grazie per la possibilità di questa interessante lettura.

    Un saluto a tutti i lettori. Sergio S. Manca

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