Tempio Pausania, Inquinamenti di prove, verità mai accertate, distrazioni varie, così vanno le cose? A pensar male talvolta ci si azzecca.

Tempio Pausania - foto Giov. Ant. Puliga

Tempio Pausania, 30 giu. 2018-

Quando imbrattarono, non si sa quanto inconsapevolmente, il muro di Pastini con  orribili spazi elettorali, la città si ribellò, e giustamente, a quello scempio. Per togliere i tatuaggi di quella stupidata, se ricordate si usarono diluenti e anche delle idropulitrici e delle sabbiatrici, strumenti che incidono la pietra in profondità e tolgono via, in quel caso, i resti delle tracce di vernice bianca. La sabbiatrice viene regolata nella sua potenza ed è il solo apparecchio in gradi di riportare a nuovo un vecchio muro, legno e qualsiasi altro materiale che vogliamo restaurare.

Un apparecchio, mai costruito ma molto di moda in ogni stagione ed in ogni luogo, è l’insabbiatrice, veicolo di sepoltura definitiva di casi giudiziari, o di  vicende che restano sospese e alle quali nessuno arriva mai a determinare l’esito definitivo.

Perdonate questa scivolata, forse ignorantella, ma era per rendere visibile che nessun luogo di quello che viene chiamato “Il Bel Paese” è immune da operazioni di affossamento di verità che qualcuno chiama “scomode”. 

Esempi ve ne sono tanti, troppi, per circostanziarli in questo pezzo che ha il solo scopo di ricordare a tanti che sono davvero troppi i casi irrisolti anche in queste lande sperdute che qualcuno ha già ribattezzato, ironicamente,  “Corleone Pausania” (non cito l’autore di questo nomignolo). Si esagera, sicuramente, anche perché nessuno ha mai sospettato che Tempio fosse invasa da episodi di mafia, intesa in tutte le sue accezioni note, ma solo da  favori, più o meno grandi, della serie: “E cosa vuoi che sia?”, o privilegi che toccano alcune sfere sociali più di altre. La frase “Digli che ti mando io”, a molti è capitato di ascoltarla, così come “Digli che hai parlato con me”, lasciando intendere che il destinatario della frase avrebbe avuto attenzione e magari anche qualche vantaggio a menzionare chi quella frase aveva pronunciato, per fare bella figura. Una specie di apripista codificato dal sistema Italia, che ovunque non fa eccezione, per arrivare a qualcosa. Andiamo oltre a queste scontate storielle del quotidiano di tutti. Sono sempre esistite e reggeranno anche la scomodità della diffusione in rete, previa conoscenza. Di seguito quattro vicende recenti che attendono una definitiva soluzione.

IL CASO DEI CANI AMMAZZATI IN UNA ZONA PERIFERICA DELLA CITTA’.

L’ingresso per La Naciola dalla strada di Palau

Nell’ultimo articolo su questa vicenda si diceva che l’emergenza canicidi  a La Naciola era finita  e che praticamente continuavano le perlustrazioni delle forze dell’ordine ma non c’era nessuna novità. E’ vero che le indagini si erano fermate ma perché, se si conoscono nomi di chi ha ucciso oltre dieci cani, avvelenandoli con topicida, veleno per lumache e altri veleni, questi nomi non vengono tirati fuori e si procede contro di loro? Ora, non sappiamo se questi nomi ci siano realmente ma se una indagine va avanti per mesi come mai non si tira fuori nemmeno un sospettato? A quel che si disse, nomi ve n’erano ma tutto si è arenato. Insabbiato? Occultato? Se così fosse, che si dica che non si voleva andare in fondo e si chiariscano le motivazioni. Se no, alla luce del sospetto di tante persone, questi nomi non si devono fare e quindi non è stata risolta l’indagine? Perché? Occhio per occhio, dente per dente? Si sta nascondendo o si brancola nel buio e ci si è arresi dinanzi al mistero? O basta sapere che cani non ne stanno uccidendo più e quindi i proprietari di 4 zampe ora possono dormire tranquillamente?

 

HOTEL LIMBARA

Su questa vicenda sta per scendere la parola fine, nel senso che si arriverà presto agli avvisi di garanzia (notizia sicura). Eppure, anche per la storia di quella struttura, si sono attesi anni per raccontarne le peripezie gestionali di alcuni che hanno condotto alla fine ingloriosa di un edificio bellissimo che era funzionale e decisamente produttivo, sino ad un certo punto. Da quel momento in poi, cade l’oblio su ogni cosa, l’albergo viene depredato di ogni sua sostanza, l’autore scappa, nasconde la refurtiva, in parte la stessa viene recuperata  e poi le intricate maglie dell’attività di indagine, ne paralizza la diffusione e i contenuti che toccano trasversalmente politica, professionisti e altre persone che sanno, erano dentro e hanno taciuto. Per chi, e per cosa, si resta in silenzio? Quali “mostruosi ” interessi ci celano dietro la storia dell’Hotel dove tanti sanno e nessuno parla?

OSPEDALE PAOLO DETTORI

Il P.S. del Paolo Dettori – foto galluranews

Posto che abbiamo raccontato sviluppi su tutta la vicenda quasi in tempo reale, che ci siamo anche esposti anticipando gravi conseguenze che si sono anche successivamente palesate, un nodo cruciale, attualissimo, è quello del reparto di Ostetricia e Ginecologia. Le notizie ufficiali dicono che ci sarebbero sufficienti numeri in organico per garantire la ripresa definitiva dell’intero servizio, punto nascite compreso. Però, non accade nulla. Perché? Come spesso diciamo, le verità sono sempre 4. Una prima verità è la versione di una delle parti, l’altra quella contrapposta che potrebbe essere dell’azienda (ATS), la terza sarà la notizia che verrà fuori sui giornali o sulla rete, e l’ultima è la sola verità che non verrà mai fuori e che consta di un mix delle altre ma creerebbe subbuglio e danni. A chi? E quali sono o sarebbero i danni? Una delle verità dice che il responsabile non si fidi del suo personale, un’altra che sia lo stesso personale a non voler correre ai ripari, la terza racconta che sia un piano strategico dell’ATS per far chiudere il reparto e l’ultima, che è poi la sola verità, comprende una parte di tutte le altre senza però conoscere quale abbia avuto, o abbia ancora, maggior peso sulle altre. Perché si continua a giocare a nascondino? Vogliamo sapere almeno questo: quali sono i motivi ufficiali che ancora non portano alla riapertura del servizio nella sua totalità.

LE DEVASTAZIONI ALLA STAZIONE FERROVIARIA E ALTRI EPISODI DI VANDALISMO

Anche per queste storie recenti nel tempo, sembra caduto tutto nel dimenticatoio. Ci sono stati risultati dalle indagini, qualcuno è stato colto in flagranza di reato, con le mani nel sacco, tuttavia nessuno è a conoscenza di quali siano state le conseguenze ultime sui danni. Chi li ha ripagati e come, chi sta evitando di toccare qualche nota dolente e perché, o se si sia ricostruito per intero il mosaico della “banda” che di tanto in tanto ruggisce con qualche nuovo episodio, piccolo e grande. e alla fine viene fuori la solita frase: “I soliti noti!”.  Se sono noti, perché non si attua qualche soluzione radicale che vada oltre alle decantate telecamere a circuito chiuso che dovrebbero dissuadere costoro dal riprovarci? Oppure ci siamo persi qualcosa e nel frattempo tutto è stato chiarito e a parte qualche condanna, ci dobbiamo aspettare ancora devastazioni, vandalismi e attentati, visto che si tratta sempre dei soliti noti?

Viene da chiedersi se questi quattro casi, i più recenti in ordine di tempo e di cronaca, non certo  edificanti, debbano essere ascritti a chi deve assumersi responsabilità sulla loro mancata soluzione oppure siano accomunati da una silenziosa coltre di coperture e protezioni che la soluzione la stiano impedendo. Conosciamo bene la lungaggine delle eventuali indagini, e col tempo abbiamo imparato che non si viene a capo mai in tempi ragionevoli sulle vicende giudiziarie anche quando prove schiaccianti inchiodano i colpevoli, figuriamoci quando si tratta di episodi che hanno basso peso specifico per la giustizia pur interessando il bene comune e la gente che li subisce, e le dipana magari in un bar come se fosse una partita di calcio.

Per queste ragioni, Tempio Pausania, città di cultura antica, di bellezze straordinarie, di personaggi illustri, di un patrimonio ambientale e architettonico sublime, si preoccupa molto di più degli altri che di se stessa. Lo avesse fatto, non spesso, ma qualche volta, oggi non saremmo preoccupati che qualcuno ci abbia ribattezzato “Corleone Pausania”, con sarcasmo certo. Ma qualche volta, a pensar male, ci si azzecca. Per tutto il resto, come sempre, siate sereni.

Antonio Masoni

 

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