Tempio Pausania, La crisi del settore sugheriero, altri licenziati da una fabbrica.

La Z.I.R. di Tempio Pausania

Tempio Pausania, 26 ott. 2018-

«Buonasera ANTONIO ti vorrei portare a conoscenza, visto che ancora non ho sentito muoversi nessun tipo di istituzioni ( tranne i sindacati) per i licenziamenti collettivi di 14 lavoratori del sugherificio MARTINESE SRL E FIGLI, sito nella zona industriale di TEMPIO PAUSANIA.

Per questi licenziamenti si prospetta una ulteriore cassa integrazione straordinaria per circa 15 operai . Volevo solo rendere presente la situazione in cui versa l’intero comparto del sughero. Sarei contento se tu mettessi in risalto questo problema di cui ti ho scritto» (lettera firmata).

Perdura dunque la crisi del settore sugheriero, situazioni drammatiche che ricadono dalla proprietà ai dipendenti, senza tregua. Lo abbiamo rimarcato diverse volte, il momento sta diventando non più difficile ma decisamente impossibile per potersi ritenere al riparo da una mortificazione di una delle poche realtà del teritorio, una forza propulsiva sino ad una ventina d’anni fa quando rappresentava un indotto fondamentale per oltre 5.000 persone tra direttamente coinvolti e terziario. Le cose sono cambiate, la materia prima di qualità scarseggia, i costi sono lievitati tanto, il know How chiede cognizioni sempre più specifiche per svolgere in modo ottimale un’attività e una professione,  le piante da estrazione sono drasticamente diminuite, ma soprattutto il mercato ristagna per un  interesse limitato della regione per la salvaguardia del prodotto, da sempre eccellenza nel settore che si ritrova anche la concorrenza dei succedanei. Le conseguenze sono quelle su descritte, le aziende chiudono, restano poche realtà industriali, alcune da decenni introdotte anche in altri settori diversi, sopravvivono le piccolissime aziende a conduzione familiare che prima avevano dipendenti mentre oggi pagano la scarsità della domanda, le medie imprese si ritrovano a fare i conti con problematiche legate al costo della materia prima, alle difficoltà di accesso al credito, alla perdita di clienti produttori vinicoli prima sicuri e oggi tentati da prodotti più scadenti ma decisamente favorevoli per il costo.

Chi ci scrive la lettera di cui sopra, accentra lo sguardo sull’assenza delle istituzioni, anch’esse oppresse da decine di allarmi in ogni settore produttivo. Laddove c’è stato interesse delle Istituzioni pubbliche non è che si siano risolti  i problemi dei licenziamenti, ne abbiamo esperienza in casi recenti, pur tuttavia sarebbe auspicabile che si cercasse di mettere insieme i vari personaggi di questa tragedia per trovare una soluzione comune.  Una sorta di task force che prenda in mano la problematica, cercando di rimodulare questi squilibri individuando le soluzioni senza penalizzare sempre e comnque gli operai.

Antonio Masoni

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