Tempio Pausania, Le strategie comunicative del truffatore, di Rita Brundu.

Tempio Pausania, 8 ott. 2018-

L’uomo è un essere sociale e da sempre ha avuto l’esigenza di interagire con i propri simili: quindi la comunicazione assume un’importanza fondamentale nella vita di un individuo.

La comunicazione, però, comporta anche dei problemi che si possono analizzare partendo dagli elementi di base: comunicante, segno e recettore. Il comunicante è colui che invia una data cosa, cioè un suo contenuto mentale; il recettore è quello che riceve questa determinata cosa; il segno è quel qualcosa attraverso cui il comunicante comunica e il recettore recepisce. Il comunicante esprime “una conoscenza” o “idea” che è di natura spirituale, realizzata attraverso un segno che è di natura materiale. A sua volta il recettore deve cercare di cogliere, nel segno materiale, il contenuto spirituale del comunicante.

Date queste informazioni di base del sistema comunicativo, andiamo adesso ad analizzare la tipologia di comunicazione attuata dal TRUFFATORE, che abbiamo già esaminato dal punto di vista psicologico su Galluranews inquadrandolo come CARATTERE PSICOPATICO. Sappiamo, quindi, che questo personaggio cerca di comunicare ad altri un’idea nata da un conflitto infantile per averne un tornaconto da adulto in termini di soldi e potere: un’illusione di base che cerca di rendere reale creando una moltitudine mentalmente gregaria e quindi spersonalizzata, facile da strumentalizzare. La QUIDDITA’ di ciò che vuol dire, e il conseguente segno da inviare per attuare questo suo progetto, deve essere adeguato all’esistenzialità socioculturale dei potenziali destinatari: li sceglie, in genere, ignoranti (nel senso che ignorano, non conoscono, determinati argomenti e sono privi di istruzione) o fragili caratterialmente (oppure entrambe le cose). A questo punto è semplice, sia nel linguaggio scritto che orale, usare una sintassi accattivante e un lessico convincente che possa sedurre questo tipo di persone. Può usare, ad esempio, parole che all’interno di un certo contesto assumono una connotazione polisemica che ognuno può fantasiosamente interpretare; oppure termini iperbolici che possono suscitare stupore e ammirazione perché non se ne conosce il significato, o perché ci si lascia travolgere dalla foga delirante di chi li usa.

In modo più specifico, nella parola parlata, cercherà di dare il significato voluto al suo discorso tenendo conto del tono, della cadenza, dell’intensità e dell’acutezza o gravità della voce; terrà magari conto dell’inflessione, del ritmo (comprese le pause). Potrà preparare eventuali sfondi visivi o ambientali che accompagnano la dizione; sfondi o presenze sonore (rumori, musica); eventuali gesti mimici (volto, testa, mani, corpo) e supporti visivi o audiovisivi. Da non sottovalutare le locuzioni “ad effetto”, tipo invitare a seguire le “frequenze dell’amore”: frase coinvolgente e suggestiva per animi semplici e romantici. Per il recettore queste comunicazioni sono inavvertite perché non si accorge di riceverle e circa le quali, pertanto, gli è impossibile qualsiasi azione critica.

Nel linguaggio scritto il truffatore in questione avrà forse maggiori difficoltà poiché dovrà modulare i propri segni secondo una struttura che mutua la propria forza espressiva dalla convenzione. E la convenzione è espressa dalle regole grammaticali: forse per questo motivo il truffatore seriale ha una locandina standard, sempre molto simile, da presentare ai probabili accoliti. Ma, per infondere ancora più certezza, potrebbe avvalersi di pseudoteorie che cerca di legare alla scienza vera e propria: coinvolgendo, magari, anche la Fisica Quantistica!

Assodato che i truffatori sono esistiti ed esisteranno sempre, ai destinatari non resterà altro che cercare di decodificare nel modo più opportuno i segni che verranno loro inviati: segni privi di VERITA’ MORALE, per dirla elegantemente in termini comunicativi; con parole più volgari, GROSSE BUGIE. Ma, per fare questo, devono acquisire ulteriori cognizioni: quindi dovranno studiare, leggere, informarsi… ricordando che il sapere ci rende liberi di essere noi stessi, senza dipendere dagli altri. Ci sono, oggi, tante opportunità per raggiungere questo scopo, tanto che la mancanza di cultura può essere considerata una colpa.

Per quanto riguarda le persone fragili, che magari stanno attraversando un periodo buio della loro vita, l’unico consiglio è stare alla larga da chi con artifici o raggiri inganna la buona fede degli altri: esistono professionisti seri a cui ci si può sempre rivolgere!

Rita Brundu, pedagogista, ex docente.

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