Tempio Pausania, L’esercito dei fantasmi, l’umanità 0.0 (zero punto zero).

Tempio Pausania, 26 mar. 2017-

Esco di rado la mattina presto, mi capita quando le giornate si allungano. La mia sveglia biologica è sempre stata precoce come la mia canizie e come la poca sopportazione del piacere del letto quando manca il sonno.

Frenetico e dirompente, si eleva il mio immediato richiamo di osservazione di ciò che mi circonda. Esco e mi si apre un teatro galleggiante di anime vaganti, ad iniziare dalla mia. Sabato mattina pullula di fantasmi, uomini e talvolta donne che migrano verso la ricerca di qualcosa o qualcuno, una busta di spesa, un caffè al bar, una sigaretta che sparge fumo nell’aria fresca, uno dei pochi segni vitali di presenza. “Si, esistono, ci sono oggi” mi dico -” stanno riunendosi per parlare di nulla, chissà se a qualcuno interessa come vivono e dove vanno”.

Abbigliamento a volte trasandato, barbe incolte, pochi spiccioli che tintinnano in tasche semi vuote. Camminano, si fermano e camminano ancora. Osservano distratti qualche vetrina, si guardano attorno, prendono il telefono e smanettano sulla tastiera.

C’è qualcuno che gli avrà notificato qualcosa, forse facebook, chissà. Sembra sorridere compiaciuto a quello squillo di uccellini tristissimi che fanno primavera anche d’inverno. Almeno la tecnologia ci ha reso la vita più distratta e colma di presunte attenzioni, “forse sono importante”, “forse sono qualcuno”, “forse sanno che esisto”. Quali danni ha fatto questo teatro virtuale che ha sostituito penna e foglio di carta e ha infranto le nostre relazioni di una volta? Non do risposte a me stesso, non sono in grado di farlo ma ho intuito dal 1995, anno in cui comprai il mio primo cellulare, che non sarebbe stata una cosa buona e giusta.

La disumanizzazione della nostra società è avvenuta quasi in coincidenza. Si preparava già da qualche anno prima quello che si chiama “Piano di distrazione delle Masse”. Siamo assoggettati, chi più, chi meno, a questa scansione quotidiana della nostra vita che non ha più i ritmi della natura, quei riferimenti biologici e fisiologici che variavano da persona a persona ma erano uguali nella sostanza. Qualche ambulante sfida anche questo sabato la “crisi”, non si arrende, accetta di mettersi in tasca poche decine di euro pur di resistere a non mollare. Ha forza e coraggio, ha conosciuto tempi migliori ma è disorientato dinanzi all’esercito di fantasmi che fra poco invaderà quel lastricato di speranze perdute.

“Non si vende più – dice – ma che faccio se lascio?”

Domande e risposte date a qualcuno che gli sorride. Un fantasma si ferma a parlare con lui. Uno scambio rapido di battute e via. Interrogativi che aleggiano in questo momento di panico collettivo in cui qualcuno ancora pensa che la colpa è del governo, dei privilegi della casta, dei vitalizi, della tassazione. Non se n’esce, penso. C’è una profonda scissione, una dicotomia terribile, tra ciò che è e ciò che pensano che sia.

Proseguo la mia strada,  l’umanità è sempre più “non” presente. Il corso si popola di altri fantasmi, qualcuno meglio vestito, altri rasati, altre eleganti e con accenno di trucco e parrucco, così per darsi un tocco di bellezza sognata.

Giro l’angolo e proseguo su via Roma, nessuno. Sempre più sbadigli che quel lastricato di granito sta contando ogni giorno di più. Serrande che si alzano, vetrine che ancora appannate lasciano intuire qualche preziosità effimera. Si contano dei ragazzi che vanno a scuola, svogliati e attenti a guardarsi le scarpe.

Piazza Gallura, il cuore del centro storico, un saluto alla piazza semivuota e torno indietro.

Però le foto del mio amico Vittorio, i miei ricordi di ragazzo, mi raccontano altro. Non era così, era viva Tempio prima. Allora c’era allegria, non per forza indotta dal nostro genetico positivismo. Qui, ricordo, il Carnevale era sempre, si rideva e si viveva, già…si viveva. Cosa è cambiato? Che domande esistenziali! Tutto, è cambiato tutto.

L’esercito dei fantasmi è ora un esercito nutrito, nel frattempo aumentano anche le voci e le simpatiche e sferzanti battutine tra amici che si incontrano.

Accenno anche io ad un silenzioso sorriso, quando ascolto lo “zio” che maledice qualcuno a voce alta. Per poco tempo sono tornato a quei tempi delle foto di Vittorio, a quegli eroici giovani che sorridono in un momento di festa, in una vendemmia, in una jam session musicale passata. La vita prima era tanta e con molto meno.

Torno sui miei passi e avverto la pressante malinconia, mista a tristezza, perché le cose non sono più come prima.

Oggi la voglia di ridere, o anche solo di sorridere, sembra il contraltare forzato all’apatia che ci investe tutti.

Il “come mai” lascia il posto al “come sempre”, il deja vu è la costante che accomuna questi anni bui che durano da una ventina d’anni. Il grafico del benessere è in picchiata, senza alcuna possibilità di risalita.

Ma chi sono i fantasmi? Da dove arrivano, cosa vogliono?

I fantasmi sono persone, vive e forse anche consapevoli, che tappezzano le strade come mattonelle, che prendono la parola, si affannano, a modo loro combattono una guerra persa già prima che inizi, ma sono vive, respirano, giusto quello, mangiano meno degli altri. Sono come mattonelle però, su una strada che è sempre più piena di altre mattonelle. Un mosaico di anime diverse tra loro e solidali per qualcosa che non è certo voluta ma subita, un futuro che non è il passato che ricordavamo. Un tonfo, in questa vastità di pensieri che hanno un capo ma non una fine, né un fine.

“A questo siamo arrivati, a sentirci chiusi e incatenati in quel mondo che era nostro e non lo è più”. Pensieri che corrono alla Grecia, a quel video temerariamente andato in onda sul TG7, a ciò che sta succedendo ma non viene mai raccontato. “Finiremo anche noi così” – penso – era questa la fine già annunciata dal tempo dei famosi trattati europei.

Non c’è consapevolezza in Italia, almeno non ancora abbastanza della trappola mortale nella quale siamo finiti tutti. Non è questione di chi ha troppo e di chi non ha nulla, è solo questione di tempo. L’umanità dispersa e impoverita si avvicina velocemente, o scappi o farai la stessa fine dei greci, o sarai una mattonella.

L’esercito dei fantasmi, per essere aiutato, ha bisogno di comprensione di questo fenomeno voluto, studiato, progettato, messo in pratica. Gli intellettuali, o presunti tali, sono troppo preoccupati delle loro assurde verità, i politici sono dei falsari che mentono sapendo di farlo. L’informazione è una delle piaghe peggiori di questo paese e ha saputo circuire le ingenue teste di questo esercito che cresce ogni giorno e aggiunge altre mattonelle al lastricato.

Per quanto tutti siamo responsabili della ignoranza voluta, nessuno sarà mai accusato di essere ignorante se capisce dove si deve andare a recuperare la sostanza grigia cerebrale per capire il perché.

Non so se vedrò mai l’uscita da questo labirinto, però porto con me la necessaria libertà di ragionare e comprendere.

E questo non mi basta, ma me lo faccio bastare. Per ora.

Antonio Masoni

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