Tempio Pausania, I liberisti del Bruno Leoni, di Marco Mori. Rubrica economica a cura di Antonello Loriga.

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Tempio Pausania, 13 feb. 2018-

Dopo il ciao ciao ad Italo, la freccia rossa delle nostre ferrovie, venduto ad una società americana, il treno passa agli alla Global Infrastructure Partners. La società ha infatti accettato la nuova offerta da 1.940 miliardi ricevuta dal fondo USA. Stranamente, poco dopo compaiono nelle due stazioni principali del paese Milano e Roma, due mega schermi contenenti un indicatore del debito pubblico, che aumenta ogni secondo, poiché il popolino ignorante ancora non ha capito che cosa sia il debito pubblico, allora i signori della grande finanzia cercano di ricordarglielo, quasi come una circonvenzione d’incapaci, visto che il debito pubblico e’ il frutto del loro lavoro. Ma cosa si profila attraverso questa azione? Semplice l’ennesima privatizzazione di uno degli asset più importanti dello stato, proprio F.d.S ( ferrovie dello stato). Dunque si ricorda che i cittadini nascono con un falso debito che devono ripagare, pertanto è necessario svendere i nostri gioielli. Chi investe, però, non lo fa per fare il buon samaritano, ma per trarne un profitto, e dunque il costo dei biglietti, come tutti i regimi in monopolio, salirà alle stelle. (Antonello Loriga)

fonte studiolegalemarcomori

I liberisti del “Bruno Leoni” insultano l’intelligenza:

contatori del debito pubblico nelle stazioni per cooptare il popolo.

L’Istituto Bruno Leoni nasce nel 2003. Trattasi di un’associazione che diffonde la più classica della spazzatura liberista. Ignoranti, nella più benevola delle ipotesi, che ci raccontano che il libero mercato, causa unica della crisi economica che viviamo, è invece la panacea di tutti i mali. Analfabeti Costituzionali che negano la naturale barriera all’iniziativa privata prevista nella nostra Costituzione. La libertà economica, come ogni altra libertà, non può spingersi fino a comprimere i diritti inviolabili degli altri cittadini, proprio per questo l’art. 41 Cost. ha riconosciuto un limite invalicabile all’iniziativa privata, l’interesse pubblico. D’altronde, la presenza di uno Stato che disciplina, coordina e controlla l’economia è il punto di partenza da cui ripartire per superare la crisi economica in cui l’ideologia liberista ci ha gettato, attraverso la codificazione dei trattati europei.

L’ultima trovata pubblicitaria dell’istituto Leoni è al limite del vero e proprio atto criminale. Purtroppo il reato di abuso della credulità popolare non esiste più, altrimenti sarebbe stato certamente da invocare. Nelle stazioni ferroviarie di Milano e Roma sono stati istallati maxi schermi che conteggiano il debito pubblico italiano e la sua costante crescita. Dietro lo slogan “ogni promessa è debito” l’Istituto Leoni ci ricorda in questa campagna elettorale che è necessario abbattere il debito, che pesa su ogni cittadino, bambini compresi.

Voglio scriverlo chiaro per l’ennesima volta, il debito pubblico è la ricchezza del settore privato. Più chiaramente, per tutti noi esso non è affatto un vero debito, ma un credito! Il debito pubblico sono i nostri risparmi accumulati anno dopo anno. Il debito ha iniziato ad essere un vero problema da quando l’Italia ha perso il suo ruolo di Stato, cedendo la sovranità monetaria. Retrocessi al livello di qualsivoglia soggetto privato, l’Italia non è più libera di arricchire i cittadini facendo deficit, ma può fallire quando banche commerciali e centrali, che oggi creano moneta dal nulla al posto degli Stati sovrani, decidono di chiudere i rubinetti. Il debito è diventato un arma di ricatto efficiente quanto, anzi più, di un esercito.

Proviamo con un esempio molto semplice a spiegare quanto sia folle e irricevibile la tesi dell’istituto Leoni. Immaginiamo di creare un nuovo Stato da zero, di essere agli albori della civiltà e di vivere in una comunità che si è appena data un patto sociale e decide di iniziare ad utilizzare la moneta al posto del baratto come metodo di scambio di beni o servizi. La moneta nel momento che iniziamo una simile operazione non esiste, siete d’accordo? Ci sono solo i cittadini e la loro capacità di lavorare, nonché i beni materiali che sono riusciti a costruire sempre con le proprie capacità fino a quel momento.

Stando così le cose la moneta non può essere prelevata dai cittadini del neonato Stato, ma è lo Stato stesso ad emetterla, creandola dal nulla, e a distribuirla tra la gente. Come fa a distribuire moneta uno Stato? Molto semplicemente attraverso la spesa pubblica, lo Stato crea moneta dal nulla e la usa per pagare i cittadini per costruire ad esempio strade, ferrovie, ospedali, ecc., ecc.

Mettiamo che alla fine del primo anno solare del nuovo Stato siano state create e spese 100 monete.  A questo punto entra in gioco la tassazione, sia come strumento di imposizione della moneta (se i cittadini devono pagare tasse con una moneta ben precisa, sotto pena sanzioni, magari penali, sono naturalmente obbligata ad accettarla ed utilizzarla come mezzo di scambio), sia come redistribuzione della ricchezza, mai invece come metodo di cassa poiché lo Stato può creare dal nulla tutto il denaro che vuole.

Se alla fine del primo anno lo Stato recuperasse con le tasse 50 delle 100 monete emesse avrà fatto un deficit di eguale misura ma il settore privato, oltre alle opere costruite dalle persone pagate con la nuova moneta, si sarà arricchito anche da un conseguente risparmio monetario, pari esattamente al deficit dello StatoPoniamo di continuare anno dopo anno a fare lo stesso deficit, dopo dieci anni il debito pubblico del Paese, ovvero la sommatoria dei deficit annuali, sarà pari a 500. Parimenti il settore privato avrà un risparmio monetario pari proprio al valore del debito dello Stato. In uno Stato a moneta sovrana il debito è solamente il risparmio privato, la ricchezza dei cittadini.

Se lo Stato immaginato si fosse comportato come vuole l’istituto Leoni, ovvero avesse deciso di non creare il debito pubblico, non sarebbe più ricco, ma semplicemente non avrebbe quelle strade, quelle ferrovie, o quegli ospedali pagati con la moneta creata, parallelamente il settore privato non avrebbe ricevuto al suo interno la moneta necessaria a svilupparsi e la comunità si sarebbe estinta, oppure sarebbe dovuta tornare al baratto per sopravvivere. I liberisti del Leoni, che se potessero si privatizzerebbero anche le madri, invocano in definitiva politiche che in primo luogo spazzano via il settore privato stesso. Ogni volta che la spesa pubblica viene tagliata un dipendente resta disoccupato e una saracinesca si abbassa, la matematica non è un’opinione!

Il debito pubblico italiano, per la verità, è poi gravato dagli interessi che abbiamo pagato fuori dal nostro Paese, interessi che hanno arricchito pur sempre privati, ma che con l’Italia purtroppo non c’entrano nulla, ma ovviamente anche questo aspetto non rappresenta affatto una ragione per ridurre il debito. Ciò che va fatto è semplicemente riscattare la sovranità monetaria e riprenderci il controllo delle nostre leve macroeconomicheL’Italia poi ha bisogno di più deficit e di più spesa pubblica per uscire dalla crisi, strozzata com’è da gli oltre vent’anni di avanzo primario, ovvero sono più di vent’anni che lo Stato tassa più di quanto spende distruggendo il risparmio nazionale!

Viva il debito pubblico, ricchezza del nostro Paese e vergogna ai falsari ideologici dell’Istituto Leoni.

Marco Mori

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