Tempio Pausania, Mario Bianchi, fotografo milanese che trascorre 6 mesi all’anno in Gallura. La sua mostra il 10 agosto presso la Sala Biasi della Stazione.

La Stazione Ferroviaria

Tempio Pausania, 5 ago. 2018-

«Sono attivo come fotografo in Sardegna da più di 12 anni, in tutto questo tempo, vivendo a Tisiennari da maggio ad ottobre di ogni anno, ho intrapreso una  ricerca che mi ha condotto a conoscere molte  eccellenze sarde e  fino ad oggi ho prodotto 40 immagini – scrive Mario Bianchi, fotografo di pregio e ex docente, 35 anni al liceo artistico in discipline pittoriche e frequenza dell’Accademia di Brera – Ho fotografato personaggi sardi celebri in tutto il mondo, ma anche personaggi conosciuti nel loro piccolo ambito in cui vivono e lavorano grazie al loro amore per il lavoro che svolgono».

Mario Bianchi nel ritratto di Cristina Maddalena

Mario Bianchi che ho conosciuto durante la mostra di quadri di Cristina Maddalena, sua moglie, di qualche settimana fa, esporrà alcune opere da lui realizzate questo prossimo 10 agosto presso la Sala Biasi della Stazione Ferroviaria di Tempio. La mostra durerà solo un giorno, il 10 agosto prossimo dalle ore 10.00  alle ore 21.00, e vede l’organizzazione di Marco Muntoni, gestore del Bar Della Stazione.

« Sarebbe mio desiderio che gli esempi offerti dalle  mie foto contribuissero a generare nei  giovani  il coraggio necessario  a realizzare i loro sogni, senza mai perdere  l’entusiasmo.  Ho ascoltato le esperienze di molti giovani, alcuni ora non sono più giovanissimi, ed il loro raccontarsi ha sempre avuto come inizio la potente ed incontenibile “volontà di fare”  che ha caratterizzato intensamente un  momento della loro gioventù.  Credo che sia questa energia ad animare chi non riesce più a stare coi piedi per terra e decide di tentare un decollo.  Molti riescono, partono con mille difficoltà e poi volano, si elevano grazie alle loro forze e fatiche. Molti cadono ed il termine “decollare” presenta inesorabilmente tutti i sui tristi significati più nascosti ».

Il suo interesse per i giovani appare come un invito a non arrendersi mai, a seguire le proprie aspirazioni e credere sempre nei sogni.

«Di tutto è stato scritto sui giovani. Da quando la mia generazione ha creato un’età che non c’era, libri e libri sono stati stampati per offrire analisi e suggerimenti.  Se penso alla mia gioventù, due sono i ricordi più accesi: l’assoluta volontà di realizzare i miei sogni e la grande confusione in cui mi muovevo.   Credo che poco sia cambiato oggi.  Non ho soluzioni da offrire. Ho solo ancora un desiderio. Nella rivoluzione in cui ho vissuto i miei 18 anni, tante conquiste positive sono stare fatte, ma mi è stato anche insegnato ad odiare. Era un odio carico di rabbia feroce contro l’arroganza dei potenti.  Sarebbe infruttuoso oggi stare a discutere se fosse giusto o sbagliato, di certo odiare fa male. Fa male soprattutto a chi prova questo sentimento».

Le parole di Mario sono sforbiciate vere alla società che sta vivendo questo momento difficilissimo, puntano a disinnescare gli ordigni bellici che sono pane giornaliero per tutti. L’odio è un sentimento che dovrebbe contrapporsi all’amore ma talvolta sfiora la sovrapposizione, la convivenza di due opposte sensazioni che appaiono quasi naturali.

In questo passaggio di frasi colte ed efficaci, ad appannaggio di chi voglia dissetarsene, Mario esprime il suo amore eterno per la nostra terra che ha conosciuto 12 anni fa e dalla quale non si è più staccato, al punto che vi ha costruito casa (Tisiennari) e ci vive per metà anno, ogni anno.

«Arrivato in Sardegna molti anni fa sono stato affascinato dai contrasti che caratterizzano quest’isola che molti chiamano paradiso terrestre.  Più che altrove dove io sono stato, qui la potenza della luce sa descrivere paesaggi dai dettagli così forti da sembrare  contornati con  una tagliente  linea di profilo. Qui il vento, che ha sa scolpire  rocce e piegare  alberi secolari, sa improvvisamente tacere  lasciando   spazio a giornate dalle forme immobili come in un quadro. Qui la gente, che  sa tollerare disagi e  ingiustizie col sorriso di chi è abituato ad una sopportazione  millenaria,  sa anche esprimere  speranze dalle aspettative potenti in cui  credere e attendere.  Qui ho visto persone lavorare con passione e saper produrre qualità che solo l’amore infinito  può dare, alcune di loro le ho viste decollare e toccare livelli altissimi di eccellenza, altre invece, nonostante la loro instancabile dedizione al lavoro, le ho viste barcollare annaspando tra le infinite difficoltà  che sembrano piovere dall’alto  apposta per tarpare le ali.  La cultura accende la passione, la passione fa cresce il desiderio, il desiderio scatena l’applicazione. Ma non parlo della sola cultura scolastica, parlo anche della cultura appresa lavorando sui campi, nelle botteghe artigiane, parlo di quella cultura che non ti porta ad una laurea, parlo della cultura che solo la volontà di sapere può offrire e che porta a domandare, a leggere per documentarsi, a navigare in internet, a sperimentare.  Oltre alla cultura dei libri esiste anche la cultura che solo “il fare” può offrire». 

«Con la mia fotocamera stavo seguendo una transumanza organizzata dall’Associazione culturale di Aggius “Stazzi e Cussogghj” quando, durante una sosta per mangiare, ho spiegato   ad alcuni soci  che avevano offerto il pranzo il lavoro che da anni stavo svolgendo  sull’Isola.  Ho spiegato loro che la Sardegna si stava progressivamente svelando forse grazie al mio incontenibile amore che mi portava a percorrerla in ogni anfratto, non solo geografico. Nel suo svelarsi mi stava offrendo emozioni,  soprattutto derivate dal conoscere sempre più profondamente le persone.  Nel mio cercare, ho continuato a spiegare, mi sono accorto di essere maggiormente interessato dalla forza del cuore e del pensiero, sono infatti le grandi passioni che creano in me il desiderio di appropriarmi con una fotografia dei segni che queste creano.  Non è importante la grandezza  della  fama dei miei personaggi, a volte sono noti solo nel loro piccolo ambito del paese in cui lavorano.  Un’altra persona stava facendo una ricerca simile alla mia, mi è stato detto. Era il giornalista e scrittore Giacomo Mameli. L’anno seguente l’ho voluto fotografare nella sua Perdasdefogu, seduto in uno dei  luoghi che maggiormente ama  :  la chiesa preromanica di S. Sebastiano.  Il conoscere accende le passioni, senza passione ogni desiderio si spegne ed ogni fatica non ha più senso. Senza amore e lavoro la vita perde significato e l‘esistenza precipita, preda dell’ignoranza che genera odio.

La mostra fotografica sarà solo per un giorno, il 10 agosto, nella sala Biasi della stazione di Tempio Pausania, sala da poco ristrutturata dopo un grave incendio appiccato da giovani vandali.  Mi piace pensare che,  le mie foto esposte alla stazione di Tempio, possano  essere considerate una risposta al gesto vandalico e  rammentando    quali esiti negativi può dare una scarsa attenzione alle necessità dei giovani e a quali pericoli ci espone l’illuderli con false  soluzioni che travisano opportunisticamente  la realtà.    

La stazione è il luogo da cui spesso si parte  spinti dalla necessità di vivere, è il luogo da cui moltissimi sardi sono partiti alla ricerca di fortuna e  dove,  al loro ritorno, hanno  riabbracciato familiari e amici.  Le antiche pareti su cui sono appese le mie immagini sono pareti sature di  emozioni e di storia, pareti che vanno rispettate, storie che non devono essere mai dimenticate.  

È vero che oggi esprimere  speranza non basta più ed è anche vero che una persona anziana come sono io non può permettersi di parlare dei  giovani perché non può conoscere quali siano    i loro veri problemi, posso però gioire tutte le volte che il mio obiettivo coglie un giovane che è riuscito a trovare un lavoro che ama e che gli offre ciò che serve per vivere serenamente».

Antonio Masoni

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