Tempio Pausania, Quando una canzone diventa lo spartito della tua vita.

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Tempio Pausania, 1 lug. 2018-

E’ il primo giorno di luglio, inizia il secondo semestre di un anno come tanti altri, come lo scorso, il precedente e forse anche il prossimo. I profumi del sole  ci regalano speranze, la luce che diventa collirio per gli occhi, affaticati e spossati da una primavera bizzarra. Ho fatto compleanni belli, altri affatto, ho celebrato anniversari tristi, ricordato tante care persone che ci hanno lasciato, ho cercato illusioni e speranza dove non ce ne potranno essere. Ho “cuori” che sono diventati alberi all’improvviso e giacciono sulle nuvole,  diventate leggere, mosse da venti ormai di bonaccia angosciante. Ho cercato colori nel bianco e nel nero, disegnato tutta la scala dei grigi per non perdermi dentro i dolori di tanti, respirando e nutrendomi di ricordo e nostalgia. E penso sempre alla stessa canzone, figlia di questa emotività che è la mia sola forza davanti a ogni cosa accada. Non sento,  ma ascolto il vento che mi suggerisce dove deve esserci attenzione, l’empatia che da calore a me e a chi mi offre le sue lacrime, le sue risate, le sue lamentele, i dubbi, le critiche, i suoi pensieri, le azioni fatte. Ho sbagliato mestiere? Io che rivendico la mia distanza dalle religioni, spesso mi sento dentro un confessionale, in una chiesa che non ho. Quello che non ho è una chiesa, è la vita stessa la mia chiesa, il mio mettermi in gioco e arricchire ogni giorno di nuove emozioni quanto so di non sapere, cioè tutto.

Sono tante le canzoni, i viaggi che mi hanno trascinato ad una rincorsa perenne verso l’allontanamento dal mondo che non mi piace, qualcuno le chiama colonne sonore della vita. Ed è vero, ognuna ha avuto un ruolo cronologico, legato agli anni che passano e alle esperienze che si vivono. Una scala infinita di attimi che sono state etichette di qualcuno o di qualcosa che ho incontrato e vissuto, così senza una sequenza, una trama, uno spartito. Imprevedibile e sorprendente, di cose conquistate e altre perdute, sotto un cielo di lune nere e altri di voli alti, gioiosi, sulle ali di un destino sempre bizzarro.

Provi a ragionare su ogni evento che ti ha disegnato questa faccia. Ti guardi ogni giorno e la rivedi con piacere, perché è la sola che hai sempre avuto, presa a schiaffi talvolta, ci hai anche sputato contro lo specchio, odiandoti, ma è cambiata con i tuoi anni, ha assunto colori diversi, vira al seppia come una foto antica. Nel mio cuore porto ogni respiro condiviso, ogni giovane e vecchia anima incontrata, ne rammento ogni piccolo dettaglio, dimentico le parole ma mai i sussulti che ho provato, le emozioni che mi hanno reso fragile sino alla lacrima, la loro magica eco risuona come una armonia di ciliegie sull’albero. La musica è ispirazione, prospettiva che ti chiama, a volte è risposta, da vita a tutto, diventa il seme dove fai crescere il tuo altruismo, le esperienze che ancora ti mancano, il bene che ti ostini a vedere anche dove non ce ne sarà mai.

Sono tante le canzoni, ho già scritto, ma qualcuna è più di altre ricordo e tenerezza, un boccone di pane quando sono affamato, un pianto che mi rallegra se penso a chi non c’è più, in un percorso ininterrotto verso quel che di bello hai visto e letto in questi anni eterni di apprendistato di cosa sia utile e serva. Mai ho rinunciato ad una canzone e al suo riascolto, è  come rivivere, raccogliere ancora una piccola goccia della mia vulnerabile animaccia. Vivo di poco, ma cresco con tanto, con ogni singola frase e ogni parola che racconta vite di altri e che diventano le mie note, il mio spartito, il copione che è stato scritto per tutti e anche per me. Sensazioni così intime e forti che hanno colorato il futuro della mia vita ed  hanno contribuito a farmi essere ciò che sono ora, nel bene e nel male.

Una canzone vuol dire respiro dell’aria, amicizia,  abbraccio, amore. Un giorno crescerò, forse, ma l’età non è quella che il tempo ha stabilito per me ma quella che io ho costruito, giorno per giorno col mestiere più difficile del mondo…Vivere!

Porto dentro lacrime e sorrisi, stanno in equilibrio armonico, dalle prime traggo forza, con i secondi cerco il giusto  spazio per gioire di questa bella avventura che è la vita.

E Fabrizio ha raccontato la vita, anche la vostra, quella di tutti.

” Vorrei dirti ora le stesse cose, ma come fan presto amore ad appassir le rose….”

Antonio Masoni

 

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