Tempio Pausania, E’ questa la rassegnazione? Riempire di giorni il nulla……

Limbara di sera - foto galluranews

Tempio Pausania, 5 dic. 2017-

Mi chiedevo se era quella la rassegnazione, quel vuoto aspettare, contando i giorni come i grani di un rosario, sapendo che non ci appartengono, ma sono giorni che pure dobbiamo vivere perché ci sembrano preferibili al nulla (Ennio Flaiano).

Una frase di Ennio Flaiano,  (Pescara, 5 marzo 1910 – Roma, 20 novembre 1972) sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo italiano. Specializzato in elzeviri, Flaiano scrisse per Oggi, Il Mondo, il Corriere della Sera e altre testate. Lavorò a lungo con Federico Fellini, con cui collaborò ampiamente ai soggetti e alle sceneggiature dei più celebri film del regista riminese. Una frase che racchiude la forza e la debolezza, il vivere l’ardimento ma sapendo che non sempre è utile farlo. Assaggiare il calice amaro della sconfitta quando magari pensavano di brindare a qualche successo della nostra vita.

La rassegnazione, un sentimento di costrizione, di coercizione della nostra vigoria mentale che perde pezzi, assalita da iene e malevole creature interiorizzate o vere, è la caduta dalla montagna che ci pone su un piano di debolezza e di fragilità estreme, davanti l’inferno, dietro il nulla. Ogni giorno che passa, è un altro giorno, non un giorno nuovo, calpestate persino le ultime risorse di energia che ci hanno fatto respirare attaccati ad un polmone artificiale, alimentati con la PEG, senza più parole, senza capire, senza sapere se c’è o non c’è . Cosa è la rassegnazione? Un sentimento ambiguo, da un lato il vuoto, dall’altro la possibilità di riempirlo. E di cosa lo possiamo riempire se nulla abbiamo più?

Mi vengono in mente le leggende di personaggi famosi, mentre cedevano le armi alla vita terrena o supplicavano per se stessi la riconciliazione con il mondo che stavano abbandonando. Tutta la letteratura che ci ha lasciato frasi e libri di una bellezza sconvolgente, che ci hanno insegnato a scrivere, a parlar meglio, a vivere anche con esempi positivi. I fumetti dei nostri eroi da bambini, quando poi si usciva in strada e si imitavano gesti frazionati e scansionati dall’immaginazione. Le leggende del calcio, subito ad emularne nomi, numeri, pose e gesta. Eroi dell’incanto bambino e fantasie della adolescenza che non ci sono più, sono morti portandosi via malinconie e nostalgie. Non erano importanti forse, ma la loro scomparsa l’abbiamo ispezionata ciascuno con  sensibilità diversa e qualche volta ci siamo anche chiesti, cosa hanno pensato quando sopraggiunse in loro la rassegnazione?

Oggi, io chiedo a me stesso cosa passi nella mente di un uomo che vive per noi questo stato d’animo, quel mutuo macabro rito del sapere che per lui non c’è nulla da fare, e per noi solo assistere al suo lento, drammatico, inesorabile distacco dal sole e dalla luna, dalla tavola, dai Natale, dai compleanni, dalle feste in famiglia. E il nulla si riappropria di queste nostre vite addolorate, le cinge di altro nulla per asfissiarle con il nulla planetario. “Ma sono giorni che pure dobbiamo vivere” – dice Flaiano – perché anche questo riempire di giorni è preferibile al nulla.

Così finiscono i sogni, tramontano le speranze, nell’oscurità dell’ultimo lumicino che stenta a consumarsi e non c’è abbastanza stoppino da bruciare.

Imparare ad accettare, questo manca, la rassegnazione porta solo a perdere energie preziose dinanzi a qualcosa che non possiamo cambiare.

Se avessi  potuto dirmi qualcosa, sarebbe stato di spegnerti la luce.

Lo avrei fatto, tra pollice e indice, come si faceva un tempo, o soffiandoci sopra lentamente, per non creare cattivo odore. Per te, lo avrei fatto, sapendo che mi avresti dedicato un sorriso triste e languido come questi sei mesi senza la tua ironia.

Antonio Masoni

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