Tempio Pausania, Scrivo perché non mi piacciono le ingiustizie, le truffe e le persone che alimentano solo illusioni.

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Tempio Pausania, 4 nov. 2017

A volte mi chiedo se vale la pena insistere a sbattere la testa contro una parete di gomma, e trovarsi ogni volta al punto iniziale da cui sono partito. Forse era meglio un leggero trauma cranico, sufficiente a convincermi della poca utilità del servizio che faccio per la mia comunità, oppure decidere di continuare a battermi per riuscire a scalfire quella protezione d’acciaio di certe menti che giocano il loro destino e anche quello del prossimo accanto a loro, in una tragica roulette russa.

“Un colpo, Jack, c’è solo un proiettile in un tamburo di sei colpi, fa girare e spara”. Come possibile, mi chiedo, che esistano persone capaci di intendere e di volere che pensano alla loro vita appesa ad una illusione, qualcosa che sta sospesa tra un posto al sole e un volo nel vuoto più buio, dove una scelta diventa conseguenza della prematura fine di un sogno o la perversa realtà che ghigna malefica irridendo la nostra stupidità?

Essere stupidi non è una scelta, come non lo è essere poveri. Ci si nasce, ma a ciascuno di noi viene sempre data una qualsiasi opportunità per capovolgere il destino e riattivare uno ad uno quelle sinapsi interrotte o ricostruirci una vita pressoché dignitosa e accettabile. Una chance, prima o poi, a tutti si concede, serve solo cogliere quel momento e farlo diventare opportunità per migliorare se stessi, cambiando le coordinate mentali per indirizzarle verso pascoli sorridenti, quanto meno abbastanza fertili da consentirci una minima raccolta di fortuna.

Nella vita, come in un set cinematografico, in un campo di calcio o in una battaglia, ci sono sempre dei giocatori che recitano un determinato ruolo. Ci sono i protagonisti, i numeri dieci e i generali e ci sono tutti gli altri. Tutti sono importanti, senza quel gioco di squadra, nessuna attività umana è possibile. Prima o poi, abbiamo tutti bisogno di una o più persone di fianco a noi. Nessuno ancorché bravo vince se resta da solo, vale per una partita di calcio, per un film o per una battaglia.

Nella vicenda dei soldi facili del fantasmagorico circo Coemm, che oramai è diventata per me una questione di giustizia, ho approcciato persone che non conoscevo, che mai ho visto e che vivono sparse in questa terra strana che è il nostro paese, dove si relazionano virtualmente pomodori e lattuga di orti distanti, così come varietà incredibili di umanità che qualche volta parlano la tua stessa lingua. Nei miei 60 anni di esistenza ho conosciuto davvero ogni specie di umanità, di razza e di abitudini differenti dalle mie. Di tutte le esperienze, come dovrebbe essere, ho fatto tesoro e custodisco la memoria di ciascuna. Ho raccontato e ascoltato, ho letto e sono stato letto, e da tutti ho imparato sempre qualcosa. Ho avuto rispetto e ne ho ricevuto, ho mancato di rispetto e sono stato ricambiato, ho sbagliato e ho subito gli errori altrui. Mai una sola volta, però, ho ceduto le armi perché uno scopo in questa vita tutti lo abbiamo, sta solo a noi decidere quale sia e come intendiamo condurlo a termine. Il mio è ormai un problema di giustizia sociale, aver capito che troppe cose nascono bene e finiscono distrutte, troppe parabole somigliano a quelle del grafico di un fallimento di una azienda. Scrivo e mi batto affinché le peggiori derive sociali di questi ultimi dieci anni, possano essere evitate perché capite da chi non ha inteso capirle, forse sbatacchiato da cattiva informazione o illuso dal primo populista che alza la voce e si erge a difensore dei poveri, degli emarginati o dei creduloni, chi più e chi meno incanalati nel flusso della disperazione che li sta travolgendo.

Vorrei solo che quanti ancora sono intrappolati in questa fittizia rete di illusioni, si guardassero attorno e capire che da loro stessi parte il riscatto, prima quello interiore, una ripresa solida della forza che latita e chiede fierezza, poi ristabilire le giuste relazioni esterne con chi può darci una mano.

La nostra gratitudine diventa una forza per gli altri e per noi quando abbiamo la fortuna di individuare delle persone oneste e giuste che ci vivono accanto, sia nella vita reale che in quella virtuale. Le scopri quali sono e sai che sono “quelle” quando ne intuisci le stesse finalità, la ricerca del riscatto personale e la contestuale lotta alle ingiustizie subite. Tutto avviene naturalmente, senza forzature, e proprio in quel momento sai di non essere solo. Non è un miracolo, siamo noi che abbiamo raggiunto uno scopo nella vita. Ci vogliono rispetto e fiducia e provare sempre a penetrare nelle teste degli altri, mai agire con sufficienza o precaria e sommaria valutazione. Un cambiamento è possibile solo se in noi hanno germinato i semi dell’amor proprio e della forza che siamo stati in grado di raccogliere dalle esperienze nostre  e da quelle degli altri.

I ciarlatani, i signori della truffa, gli imbonitori degli elisir di lunga vita non dobbiamo evitarli ma combatterli, con le nostre armi, razionali e aderenti alla realtà. Poi, è lecito anche sognare, ma le illusioni sono pericolose ed è sempre meglio non seminarle nemmeno se in anni non hanno mai prodotto nulla. Teniamoci le illusioni belle se viviamo d’arte, di letteratura, di filosofia ma per portare a tavola il cibo, vi assicuro che non ci servono.

Nulla è più facile che illudersi, perché ciò che ogni uomo desidera, crede anche che sia vero (Demostene).

Antonio Masoni

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