Tempio Pausania, Stereotipi, modelli, comportamenti omologanti, pensiero unico.

foto archivio google - cronache lodigiane

Tempio Pausania, 22 set. 2017-

Non ci sono dubbi, questa che stiamo vivendo è l’epoca del conformismo a tutti i costi. Più ci si cerca di essere lontani dall’omologazione e più ci si invischia paurosamente. Sembrano sabbie mobili che fagocitano qualsiasi nostro tentativo di evitarle e ci rendono  sempre più schiavi della bieca omologazione a modelli e comportamenti, cosiddetti da “pensiero unico”.

La politica cerca di introdurti nella propria rete con le sue astuzie, quelle che si nutrono avidamente di informazione di regime. I social, variegato assortimento di tutto un po’, ne rappresentano spesso il braccio armato, lo strumento accessibile a tutti e per questo di facile uso e abuso, dove il palcoscenico diviene sempre più affollato e la platea a volte smisurata e consenziente. Chi ha successo sui social, e questo lo pensano tanti, è vincente anche nella vita (azz!!). I likes sono il termometro di questi anni 3.0, dediti allo spreco delle intelligenze e all’assortimento da supermarket dei suoi fruitori. Gli sfoghi ci sono puntuali, nel piatto ci si mette di tutto, dalle cazzate che fanno sorridere (sono sempre le migliori), alle estreme questioni legali che oggi si spiattellano come coriandoli di carnevale, così, senza indugi e convinti che le battaglie, anche le più complicate, si vincono col consenso virtuale, non solo nei tribunali.

Esaminiamo alcuni di questi modelli “social”:

a) il social cazzaro: è quello che preferisco, usa la vetrina per ridere di se stesso, sa essere auto-ironico e fa anche ridere o sorridere il lettore perché dimostra che il distrattore social funziona per dare di se la giusta immagine, anche quando talvolta  cela una malinconia di fondo che appare impalpabile perché ama combatterla con le sue menate quotidiane.  Gli esempi sono tanti e questi modelli sono riferimenti di intelligenza e di buon gusto. Spesso fanno riflettere, come nella miglior tradizione del teatro leggero che affonda nella conoscenza sociologica e psicologica. Sono dotati di un ottimo bagaglio culturale ma non lo diranno mai. Quest’ultimo aspetto è la nota migliore.

b) gli omologati a tutti i costi, quelli dell’ultimo i-phone, dell’ultima risorsa alla moda: scrivono continuamente e riflettono opinioni già sentite, pareri già letti e tendono a spiegare tutto qualsiasi che sia l’argomento proposto. Dicono di essere sempre informati e forse lo sono ma attingono da fonti a loro volta stereotipate e omologanti. Per cui, alla fine, non sono originali e rasentano spesso la banalità assoluta.

c) I perseguitati lamentosi, quelli che “Oh yes”: sfidano a duello tutti, sono immersi nei loro problemacci come se fossero i soli ad averceli, vedono nemici ovunque e per tutti c’è una razione omessa di “attenti, che vi controllo e vi spio”, sono le sentinelle che i fantasmi li scorgono dappertutto, anche quelli che oltrepassano la sfera della virtualità minacciando la loro integrità psico-fisica e la loro “mission”. Sono gli screen-shottari degli anni futuristici. Hanno un compito nella vita, nessuno deve frapporsi tra la loro azione, sinergica ed energica, pena istanze, denunce, esposti, querele. Sono i prescelti, hanno visto 1500 volte Matrix ma non hanno capito una cippa del suo reale significato.

Questi sono solo tre dei modelli, così come a me appaiono, ma ve ne sono a centinaia di altri e rispecchiano altrettanti profili che sui social assumono valenza diversa, tipo  un gelato con gusti mischiati.

Personalmente, non ho mai avuto paure dei social anche quando ne ho subito danni. Più che altro provo un senso di inquietudine, ma è vero che alcuni modelli dovrebbero essere controllati dalla platea sconfinata dell’utenza social. Tanti navigano a vista e forse non percepiscono alcune deviazioni pericolose nell’uso di questo strumento.

Una considerazione finale mi va di farla però: chi ha creato i social, potente arma di distrazione generale, ha saputo studiarne ogni sfumatura, ha costretto a parlare di tutto ma non del vero motivo per cui anche questo strumento ci è stato “donato”. Mentre lo stiamo usando, ci stanno scippando la vita. Almeno questo è il mio pensiero, ciò che deriva dalla mia scarsa capacità di adattarmi al pensiero unico, e dalla eterna lotta tra giusto e sbagliato che ci catapulta ogni giorno in conflitti interiori che è meglio non avere, almeno per quanto attiene alle distrazioni. Il tempo passa su tutti, è più lento il suo trascorrere quando si vive male. Lottiamo sempre contro le ingiustizie, è un nostro dovere civico, ma facciamolo come leoni, non come iene. 

“In un batter d’occhio ci ritroviamo vecchi, la forza fisica vien meno e dobbiamo affrontare acciacchi e dolori…non affondiamo nella tristezza, nella solitudine e nel rimpianto, possiamo accogliere la vecchiaia con ricchezza interiore e maturità, come se fosse un bellissimo frutto autunnale…”(Daishonin).

Antonio Masoni

 

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