Tempio Pausania, ” Una solidarietà che mi ha commosso, grazie”, Nuccio Decandia e la lenta ripresa della sua attività.

Nuccio tra Giuseppe e un dipendente.

Tempio Pausania, 2 ago. 2018-

” Sono stato colpito da tutta la solidarietà di questa città, mi sono sentito confortato e aiutato. Un bagno di affetto vero che mi ha dato, e mi sta dando coraggio e forza”.

Queste le parole di Nuccio Decandia, da 62 anni proprietario della Lavanderia Igea che è stata colpita da un rogo scaturito da un corto circuito qualche giorno fa. Nel fuoco sono andati distrutti tutti i macchinari, gli impianti e anche altra merce che era nei locali pronta per essere lavata e consegnata.

Un viavai di persone, tutti i dipendenti che hanno rinunciato alle ferie per essere a fianco all’attività e al suo proprietario, che assemblano merce, smistano, separano, imbustano, caricano i mezzi per le consegne a ristoranti e alberghi, che un’altra lavanderia ha ripulito per non venir meno agli impegni assunti. La vita, in qualche modo, sta lentamente riprendendo colore anche se il nero degli interni invasi dalle fiamme dice altro.

Vado a trovarli mentre continuano i lavori senza sosta dei lavoratori dell’Igea e dei volontari artigiani che si sono messi a disposizione gratuitamente per dare aiuto a Nuccio.

Tra essi Giuseppe Chessa, di professione muratore, che sta ridipingendo delle pareti ed è intento a intonacare i muri invasi dal rogo. Lo conosco e mi conosce, ci salutiamo come sempre. Un’altra bella persona che non c’ha messo un secondo a dare il suo aiuto. Ha gli occhi arrossati dopo una giornata di lavoro che è continuato qui per dare aiuto ad un amico.

Lavori di intonacatura e ritinteggiamento

” Pensa – mi dice Nuccio – che il padre (indica Giuseppe) era pastore e perse l’intero gregge. Mio padre, che era presidente della cooperativa pastori mise in moto la macchina della solidarietà. In pochi giorni, il passaparola e lo spirito che regna nel mondo agro-pastorale, ricostituirono il gregge con ben 300 pecore, tutte donate da altri pastori. Bene, questo stesso spirito oggi l’ho rivisto nella comunità tempiese, tutti mi hanno dato una parola e un aiuto. Per questo, attraverso te, ringrazio tutti col cuore, alla mia età si sa, cede facilmente alla commozione. Come hai visto, ci siamo rimessi in marcia, ci vorrà del tempo, tanto tempo, ma posso dirti che questo incoraggiamento e un lavoro senza soste, che vedi anche tu dalle presenze qui e nell’altro locale (dove stanno smistando e preparando per le consegne), mi sta dando una forza insperata all’indomani della distruzione”.

Con queste parole, ci salutiamo e ci abbracciamo. Come si usava un tempo e come questa città, finalmente comunità vera, ha dimostrato. La foto di rito di Nuccio, tra Giuseppe e uno dei suoi dipendenti storici, gliel’ho chiesta io. E lui e gli altri hanno accettato.

Questa è la città che mi piace, quella che non fa troppe domande e agisce per il bene comune. Questa è la città che amo e che vorrei sino in fondo vedere in tutti i suoi bisogni, in questo come in altri, sempre pronta a darsi una mano, a renderci tutti empaticamente figli della stessa madre terra, senza confini geografici, senza appartenenze politiche, solo attraverso l’agire che premia chi ha sempre operato correttamente e onestamente.

Un doveroso  grazie personale va a Massimo che non se l’è fatte dire due volte e spontaneamente ha promosso una raccolta fondi di sostegno, a Mariella che ha anche accolto le offerte silenziose e nobili che in questi giorni sono state portate in via Gramsci nel suo negozio Bassetti ed a tutte le persone che hanno reso meno amara questa triste esperienza nella vita di una bella persona.

Grazie Tempio.

Antonio Masoni

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