chicken road
big bass splash

Lucchetti all’azienda: «Le mie pecore muoiono di fame»

L'azienda di Mirco Pes

Le mie pecore muoiono di fame. E hanno bisogno di essere munte. Ma io non posso entrare nella mia azienda perché hanno messo i lucchetti.
È il grido disperato di Mirco Pes, pastore di Ussassai. La sua vita è stata distrutta in nome di un progetto malevolo che non guarda in faccia nessuno.

«Perché non le bruci?»

Mirco Pes e le sue pecoreNoi ci siamo andati. Lui ci ha portato in campagna.
Quando le pecore hanno sentito la sua voce sono accorse. Un’immagine straziante: colui che le ha accudite per anni non può toccarle, non può più curarle, non può dar loro cibo e riparo.

La recinzione l’aveva tirata su lui, negli anni di lavoro in quella che fino a poco tempo fa era “l’azienda di Mirco”.
Ora il cancello è chiuso con un lucchetto messo da mani estranee, e a lui è stato intimato di non avvicinarsi, almeno fino a quando non sarà conclusa la vicenda giudiziaria. Fra qualche anno, forse.

Intanto le sue 190 pecore, se nessuno interviene, moriranno di stenti e di malattia. Erano abituate ad essere munte tutti i giorni. Ora sono due mesi che nessuno lo fa, perché al nuovo “padrone” della stalla e dei terreni non interessano né le pecore né il latte. «Perché non te ne liberi? Perché non le bruci?» ha detto a Mirco, prima di cacciarlo.
In queste condizioni sopraggiunge la mastite, e le povere bestie muoiono tra atroci sofferenze.
Gli agnelli sono cresciuti e stanno rosicchiando le mammelle delle loro madri. A vederle ti si strappa il cuore.
Ma per la ASL va tutto bene.

Sono affamate. Lì ci sono solo sassi, hanno bisogno di pascolo o almeno di mangime. Brucano gli asfodeli, che in questa stagione sono verdi e velenosi, perché la fame è più forte dell’istinto.
Non potranno andare avanti a lungo.

«Qui il pastore non serve più»

Mirco non aveva grandi pretese. Lavorava tanto, anche la domenica, a Pasqua e a Natale, ma era contento. Seguiva i corsi per il “benessere animale”, il suo gregge era ben curato. Sognava di diventare proprietario di quel piccolo appezzamento fuori dal paese, in un posto dimenticato dal mondo. Risparmiava da anni per potersi comprare la stalla e qualche ettaro di terra.
Lucchetti all'azienda di Mirco PesMa poi le cose hanno preso una strana piega. Finché non si è sentito dire una frase che gli ha gelato il sangue: «Qui il pastore non serve più».
Ed è stato sbattuto fuori.

Sarà la magistratura a stabilire come sia possibile che sia stato usato il nome di Mirco per comprare tutti i terreni intorno, senza che lui ne sapesse nulla. Anche la stalla, l’anziana zia Fortunata era convinta di averla venduta a lui.

Ora ha perso tutto. Gli ultimi risparmi li ha usati per comprare il mangime ai suoi animali. Ma ormai da tempo sono finiti pure quelli. Ha lavorato per più di un anno senza vedere una lira, anzi spendendo tutto quello che aveva messo da parte per ripagare debiti non fatti da lui.

Tutta Ussassai e perfino i paesi vicini si sono quotati per pagargli gli avvocati.

I suoi compaesani lo conoscono bene. Sanno che sia lui che Silvana, la compagna, sono ottime persone che non meritano ciò che stanno subendo. Che non temono i sacrifici e che considerano sacra la parola data.
Tutti sanno che la sola colpa di Mirco è quella di essere eccessivamente ingenuo: non riesce a credere alla malafede degli altri, perché lui è onesto fin nel midollo. Non si sognerebbe mai di tradire la fiducia di un amico, come invece hanno fatto con lui.

Arrivano e si prendono tutto

Si era fidato perché quella persona gliel’avevano presentata proprio un amico e un familiare stretto. Invece è stato ingannato. E per uno scopo preciso.
le mie pecore muoiono di fameLa terra che nutriva il suo gregge serve ad altro: c’è un progetto eolico presentato proprio dal personaggio che gli ha tolto tutto e che poi ha comprato a suo nome mezzo paese. Sei pale eoliche di 240 metri. Una sorgerà, secondo il progetto, a 100 metri dalla stalla.

Il “signor” Salvatore e l’agronomo che lo ha aiutato sapevano benissimo che Mirco non avrebbe mai accettato di vendere. Sapevano che non avrebbe mai rinunciato alla sua azienda, per nessuna cifra al mondo. Ma si è trovato il modo di togliergliela lo stesso.
Nella video-intervista che gli abbiamo fatto (trovate il link a fine articolo) scoprirete come ci sono riusciti.

Questa sarà la sorte dei pastori e agricoltori sardi

Questa, però, non è solo la storia di Mirco.
È piuttosto la sorte che vedranno moltissimi pastori, allevatori, agricoltori sardi. Perché le nostre terre fanno gola a tanti marpioni, a tanti usurpatori, a tanti pirati del “Green.” E i loro modi stanno diventando sempre più violenti e subdoli.

È ora di aprire gli occhi. Adesso o mai più! Se non ci svegliamo in fretta ci toglieranno tutto, e per sempre.
Nessuno pensi che sono cose che non lo riguardano! Perché se non troviamo un rimedio, se non ci ribelliamo, se continuiamo a lasciar fare, tra qualche tempo non avremo più né terra né cibo.
E allora saremo noi il “gregge” denutrito, senza cure né riparo. Perché a quanto pare le istituzioni sanno fare solo questo: mettere il lucchetto ai nostri cancelli, lasciandoci fuori dalla nostra vita.

(Maria Antonietta Pirrigheddu)

 Qui la storia di Mirco: https://youtu.be/Goa1PgSVXco

«Non ascoltate solo col cuore, ma fatevi cassa di risonanza.
Portate questo racconto ovunque ci sia acqua, ovunque ci sia roccia, ovunque batta il sole.
Gridatelo al cielo e al mare: non permettiamo che il vento si porti via la nostra dignità». (M.G.D.)

E non dimenticate di iscrivervi al nostro canale YouTube, che è (ri)nato da poco e ha bisogno di sostegno!

Related Articles

136bet
spicy bet