Villa Fonti cambia aspetto e prospettive. Situata nei pressi delle Fonti di Rinaggiu, a Tempio, ospita persone con disabilità o bisognose di lunghe cure. Dall’arrivo del giovane direttore Marco Conti, il 1° maggio di quest’anno, è cominciata una nuova storia.
Oggi si presenta come un modello di dignità e benessere. Ne parliamo proprio con Marco Conti, persona estremamente disponibile e affabile, che abbiamo incontrato durante un pranzo condiviso con i suoi ospiti presso l’Azienda Agricola Veldidonna.
Un nuovo modello di residenzialità aperta

Marco, fino a qualche mese fa poco e nulla di sapeva di Villa Fonti. Ora in tanti ne parlano, in tanti si avvicinano, perché qui si sta dando vita a una realtà unica. Cosa è cambiato?
Diciamo che ho ereditato a Villa Fonti una situazione non proprio rosea: i posti letto non erano tutti occupati, il clima interno non era il massimo e la nomea sul territorio non era delle migliori.
Come mai?
Perché la chiusura alimenta altra chiusura: un alone di mistero circonda queste strutture quando sono “chiuse”.
Io ho pensato di rispondere a un momento di difficoltà provando a importare un modello completamente nuovo. Ho provato a stravolgere la metodologia lavorativa, applicando quella che a me piace e che ho studiato: una residenzialità aperta, integrata sul territorio, dove la struttura smette di essere solo un presidio che eroga cure e assistenza, ma diventa un epicentro dove si generano connessioni, relazioni, nodi…
Il percorso professionale di Marco Conti
Qual è il percorso che ti ha portato a ricoprire questo ruolo a Villa Fonti?
Come formazione sono un assistente sociale specialista. Ho fatto la triennale a Cagliari e la Magistrale a Sassari, poi due master, uno in risorse umane e uno in mediazione familiare, e ho un diploma universitario in direzione di struttura.
Ho lavorato per una multinazionale francese proprio come direttore di struttura e sono stato direttore in una cooperativa a Cagliari che si occupava di strutture psichiatriche.
Un bel bagaglio di competenze! E da quando sei arrivato hai portato una ventata di novità, anche perché hai cominciato a coinvolgere la città.
Sì. Anzitutto ho pensato di aprire le porte della struttura, che ora è sempre aperta. Non ci sono più gli orari rigidi che c’erano prima per i parenti: ora tutti possono entrare a qualsiasi ora, tranne al momento dei pasti.
Poi abbiamo aperto tutte le porte interne, mettendo in comunicazione i diversi reparti.
Come hanno reagito gli ospiti di fronte alle novità?
All’inizio, sicuramente, tra ospiti e operatori c’è stato un momento di spaesamento: non erano abituati a questo modello. Però poi l’apertura genera altra apertura, e hanno risposto bene. Gli ospiti hanno capito che la vita continua, e che non è solo l’essere parcheggiati di fronte alla TV.
Questo approccio, secondo me, riduce anche nei familiari il senso di colpa di dover ricorrere a una struttura, perché così possono sentirsi parte integrata del percorso di presa in carico del proprio familiare.
Io credo che il senso di colpa diminuisca anche nel sapere che i loro cari hanno comunque una vita attiva e reale…
Esatto! Hanno stimoli culturali, letterari, musicali, oltre che momenti conviviali. Al pranzo di oggi qui all’Azienda Agricola Veldidonna, ad esempio, sono venuti molti familiari.
Tempio e la comunità al fianco di Villa Fonti
E poi abbiamo coinvolto tutto il territorio, che ha risposto benissimo.
Tempio è desiderosa di partecipare a queste realtà! È un paese che mostra grande disponibilità in questo senso: c’è tanta volontà di prestare aiuto.
E questa non è una cosa scontata…
Non è ovunque così?
No. E se la comunità non risponde in questa maniera, questo modello di struttura non funziona, non attecchisce.
Cosa avresti fatto se Tempio fosse rimasta indifferente?
Non avrebbe attecchito. Non avremmo raggiunto questi risultati eclatanti se non ci fosse stata un’equipe pronta ad accogliere il cambiamento e se il territorio non avesse risposto in questo modo. Vuol dire che la città ha voglia di integrazione, di inclusione…
Antonella Achenza è un grande esempio delle collaborazioni che si possono portare avanti. Così pure Massimiliano Maisto, con la filodrammatica Gallurese. E Laura Pirrigheddu, che ha avuto un’idea strepitosa.

Musica, arte e incontri: le collaborazioni con il territorio
Cosa sta facendo Laura con voi?
Laura sta scrivendo una canzone insieme agli ospiti, che diventerà la colonna sonora di Villa Fonti. L’altra sera, attraverso la musica, ha stimolato i loro ricordi, la memoria, le sensazioni, le emozioni… e le ha trasformate in parole.
Bellissimo! Chi altri ha accolto il vostro invito?
Franco Fara, un giovane trapper di Tempio il cui nome d’arte è Turha, ha fatto qui una serata musicale. È venuto Vincenzo Murino, con uno spettacolo molto bello. Il MagoPirry, con le sue magie, ci ha regalato uno dei pomeriggi più belli. Verrà poi un rapper sassarese molto conosciuto, Giocca, che è uno dei capisaldi del rapper in Sardegna.
Mi piace molto l’idea di questi scambi con rap, letture, musica… Abbiamo incontrato i ragazzi dei campi estivi di Tempio; abbiamo fatto anche un picnic condiviso, a cui hanno partecipato una trentina di bambini.
Poi è venuta Caterina Tamponi con i suoi bambini del Centro estivo. Insomma, sono scambi intergenerazionali molto interessanti.
Com’è nata la collaborazione con Antonella Achenza, che ci ospita oggi?
Con lei abbiamo organizzato una prima visita in fattoria, e abbiamo visto che gli ospiti hanno risposto molto bene: gli animali, gli stimoli, il posto molto bello… Abbiamo quindi pensato di dare continuità a questa collaborazione attraverso pranzi, cene, eventi.
Qualche giorno fa, invece, c’è stato in struttura un laboratorio di disegno condotto da Giusi Meloni, una signora di Luras.
Abbiamo dato vita anche a una serata poetico-letteraria coinvolgendo il Centro di salute mentale Villa Lissia. Chiunque ha potuto proporre le sue opere, tra cui una signora che ho voluto fortemente per leggere una sua esperienza di vita sui disturbi mentali; e Mario Addis, un ragazzo di Luras che ha molto talento nella scrittura. I nostri eventi sono sempre aperti.
Villa Fonti cresce anche attraverso nuovi progetti
Dove vi pubblicizzate?
Per ora su Instagram. Ma ci hanno dato visibilità anche alcune riviste e una testata online.
A settembre andrò a Sassari per parlare di Villa Fonti in un podcast che si chiama “Senza lattosio”.
Insomma, bollono tantissime cose in pentola.
Siamo anche diventati partner di un progetto regionale, “Includis”, attraverso cui avvieremo dei tirocini socio-lavorativi di persone svantaggiate.
A breve accoglieremo una OSS con disabilità, che farà con noi un’esperienza lavorativa protetta. Ma vorrei estendere il progetto anche ad altre categorie lavorative.
Il ruolo degli animali nel benessere degli ospiti
So che anche gli animali hanno un ruolo importante, a Villa Fonti.
Sì. Abbiamo un gatto e un cane. Il gatto lo abbiamo raccolto dalla strada: è venuto a farsi salvare a Villa Fonti. Il cane è di proprietà di uno degli ospiti. Ma anche gli operatori spesso vengono al lavoro portando i propri cani. Come Bella, il cane di Mirella.
Gli animali sono fondamentali per gli ospiti, perché ne cercano le attenzioni, le cure, le coccole… e sono stimoli fortemente positivi. Naturalmente abbiamo un veterinario che li controlla.
43 ospiti e una lista d’attesa
Quanti sono oggi gli utenti?
Sono 43. Questo modello innovativo si è tradotto anche in risultati concreti. Ora i posti letto sono tutti occupati; inoltre quando sono arrivato non esisteva una lista d’attesa, mentre adesso ci sono 45 persone che attendono un posto.
Secondo te sarà possibile anche ampliare i posti letto?
Magari! Ci sono delle piccole strutture adiacenti che potrebbero consentirlo. Se l’azienda volesse investire…
Qual è l’azienda?
Si chiama “Quadrifoglio” e ha sede a Torino. A me piacerebbe che si sviluppassero qui in Sardegna. Vorrei scrivere un bando di gara con questo modello di welfare e di residenzialità aperta integrata, perché in Sardegna non c’è nessun altro che lo adotta.
Dalla struttura chiusa alla dignità
Sarebbe una gran cosa se si capisse che questo è l’unico modo per mantenere la dignità degli ospiti di queste residenze…
Il modello vecchio di struttura chiusa non funziona più.
Già, con gli ospiti che vengono tenuti tranquilli con i farmaci… Non è che non funziona più: non ha mai funzionato. È sempre stato molto indignitoso. Perché non si è mai pensato veramente al benessere dei pazienti, ma soltanto a tenerli lontani dalla società affinché non combinassero guai. Una difesa sociale da certi pericoli e da certe persone, ecco.
Esatto. Invece questo che stiamo portando avanti è per me una cosa meravigliosa. Io stesso mi sono innamorato di questo progetto.
Lo hai mai sperimentato altrove?
Ci ho sempre provato, ma non sono mai riuscito a portarlo a termine in questo modo.
Come mai?
Devono incastrarsi tutti i tasselli. Tieni conto però che spesso io sono stato direttore di strutture con un livello socio-sanitario più elevato: RSA, cliniche. Quindi era anche più difficile, perché prevaleva il fattore medico. Qua è andato tutto al suo posto, a cominciare dall’equipe.
Quante persone lavorano a Villa Fonti?
Siamo una trentina in tutto.

Un’esperienza che vuole diventare un modello
Noi ci auguriamo davvero che questa esperienza possa andare avanti per lungo tempo ed essere presa come esempio.
È il mio scopo. Io ho il contratto in scadenza il 31 ottobre… vedremo quello che succederà. il mio desiderio sarebbe proprio quello di diventare un modello da seguire, perché le strutture di altri territori possano dire: “Ah, si può lavorare in questa maniera!”
Avete già avuto modo di confrontarvi col Comune di Tempio?
Ancora no, però abbiamo chiesto un incontro tramite il vice-sindaco. Vorremmo conoscere la nuova Giunta appena insediata. Naturalmente collaboriamo con i Servizi sociali, però ci piacerebbe presentare la nostra realtà all’Amministrazione Comunale.
Io spero che troviate ascolto e partecipazione. Ti ringrazio tanto per questa bella e utilissima chiacchierata, Marco.
Grazie a te!
(M. A. Pirrigheddu)

