«Il mio dissenso su Rinaggju». Assessore Daniela Lattuneddu

Emerge, anche nella sua formulazione scritta, il dissenso dell’assessore Daniela Lattuneddu sull’operazione Rinaggju. Un dissenso che ha motivazioni e spiegazioni esaustive e concrete, frutto di studio e approfondimento della materia (è un tecnico architetto), competenza e valutazioni oggettive.

 

Dopo Alessandra Amic, in maggioranza ma non più in giunta, ecco dunque una nuova voce contraria che dimostra come non tutti accettino passivamente un’azione che, evidentemente, ha delle lacune e delle criticità che non tutti conoscono.

Ringrazio l’assessore Lattuneddu per questa sua attenzione nei confronti del blog a cui vuol dare la priorità della lettera che certamente non passerà inosservata nella popolazione tempiese. Significativo, e non secondario, è anche il desiderio di opporsi, tutto al femminile, a  decisioni che non appaiono cristalline, ma tutt’altro.  

Da premettere che l’assessore Lattuneddu, in precedenza, aveva anche inviato due pec alla giunta e al vice sindaco Addis, nelle quali faceva presenti le sue perplessità e i suoi dubbi sull’argomento. Alle sue domande, non è stato data alcuna risposta in merito, ma solo una valutazione inerente il presunto distacco politico della stessa Lattuneddu dalla giunta su Rinaggju.

“Un dissenso che non ha mai voluto essere scontro ma confronto”

«Chiamata in causa, mio malgrado, sulla stampa locale e sui social, non posso più tacere.

Non avrei mai voluto arrivare a questo punto, ma ora è necessario fare chiarezza.

Innanzi tutto, tengo a precisare che non sempre è possibile che in Giunta si sia tutti d’accordo, ma il dissenso, per me, non è sinonimo di mancanza di rispetto o di diffidenza nei confronti degli altri componenti. Ritengo che il confronto sia necessario ed indispensabile e motivo di crescita per tutti, anche per gli amministratori.

Per mia abitudine e per etica professionale prima di firmare qualsiasi documento, anche quello più banale, ho la buona abitudine di leggere con attenzione, documentarmi così da prendere tutte le decisioni in modo consapevole.

Le assenze alle riunioni di giunta sull’argomento dovute al dissenso

Le mie assenze in Giunta per l’approvazione delle delibere riguardanti il Compendio di Rinaggiu non sono certo “ atteggiamenti ambigui”, così come contestatemi e come riportato nell’articolo della Nuova Sardegna del 29/11/2019, ma esprimono il mio assoluto dissenso per tutta la questione di Rinaggiu così come è stata impostata dai miei colleghi di Giunta.

foto galluranews – Pidchinaccia

Tutto ciò che riguarda Rinaggiu non è un argomento che può iniziare e concludersi con una semplice manifestazione d’interesse, né con una affrettata vendita, ma deve avere un punto di partenza ed un punto di arrivo.

La valorizzazione della fonte di Rinagghiu e del suo ambiente di riferimento, incluso il complesso “idropinico” è una questione delicata, specie nella congiuntura economica che si attraversa e nel quadro strutturale nel quale il comune di Tempio si è collocato. Nel panorama culturale nazionale e anche internazionale, contesti marginali e in contrazione come Tempio stanno tentando di puntare sui così detti “beni comuni”, ovvero patrimoni ambientali, sociali e culturali nella disponibilità pubblica, il cui “uso” e la cui “valorizzazione” viene avviata in un quadro di gratuità, stante la manutenzione e la garanzia della sicurezza assicurata dall’Ente pubblico. Ebbene in questa vicenda ci sono dei punti fermi dai quali non si può prescindere:

I punti focali del dissenso sulla operazione Rinaggju

  1. Occorre una stima indipendente ad autorevole sul valore dell’area: economico, sociale, storico – culturale ed ambientale. Se non abbiamo conoscenza del “valore del bene comune” come possiamo decidere arbitrariamente di prendere in considerazione una vendita piuttosto che una concessione? ;
  2. Bisogna tener conto della necessità che l’area rimanga nella disponibilità pubblica e che non si degradi per mancata manutenzione;
  3. Ad oggi la vendita degli immobili non risulta da nessun atto programmatico del consiglio, atto programmatico che dovrebbe essere fatto ad inizio legislatura e non alla fine. Ritengo inopportuna l’iscrizione delle area di Rinaggiu tra l’elenco dei beni alienabili in una situazione di transizione e di carente legittimazione politica
  4. Non si può pensare alla valorizzazione del compendio di Rinaggiu in assenza di una programmazione generale che connetta l’eventuale sviluppo dell’area al resto del Territorio e per territorio intendo zone ben definite del nostro Comune: L’area ambientale del Limbara, il paesaggio urbano – collinare con il centro storico, l’agro che contiene l’abitato e non ultime le frazioni; gli edifici abbandonati sono là a dimostrare l’inefficacia di formule settoriali, basate su presupposti errati e su business plan improbabili
  5. È nella promozione del bene comune che l’ente pubblico può giocare un ruolo di regia: esso non si può sostituire alle energie imprenditoriali private. Certo le può coadiuvare in un quadro di grande trasparenza e correttezza formale e sostanziale. Ma pensare che l’attore pubblico possa farsi agente di interventi puntuali che “risollevino miracolosamente” le sorti economico sociali della nostra comunità, sostituendosi alle forze imprenditoriali, senza che neppure a monte vi sia uno studio approfondito che miri ad uno sviluppo concertato e sostenibile, è prassi del passato.

“Mai la vendita di Rinaggju avrà il mio assesno”

Concludo dicendo che, in assenza di tutto questo, per me la vendita di Rinaggiu non ha avuto, non ha e non avrà mai il mio consenso.

                                                                                                         Assessore

Daniela      Lattuneddu   Architetto

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