La Sardegna nelle mire degli speculatori

No all'eolico in Sardegna

Il territorio gallurese e di tutta la Sardegna nelle grinfie di speculatori senz’anima e senza scrupoli

Siamo molto fieri del nostro territorio, noi galluresi. Ce ne vantiamo ad ogni occasione… soprattutto i tempiesi! Non per niente l’aggettivo usato più di frequente è “paddosi”.

Peccato che a breve tutta questa fierezza non avrà più motivo di essere: il nostro bel territorio ci verrà in gran parte sottratto. Questo prevedono, infatti, i cosiddetti “piani di sviluppo” in programma. Sviluppo per chi? Non certo per noi. Lo sviluppo – si fa per dire – è per i soliti pochi. Più precisamente sarà un colossale sviluppo per qualche conto in banca, prevalentemente estero.

La maggior parte dei galluresi non ha idea di cosa stia accadendo. Molti ne hanno sentito parlare ma non ci credono: pensano che una devastazione del genere non sia possibile, che mai la attueranno, che siano tutti timori campati in aria. Un pensiero comprensibile: certe cose noi persone comuni non riusciamo nemmeno a concepirle.

Certo, sappiamo cosa significhi essere colonizzati. Sappiamo cosa vuol dire essere cacciati via dalle nostre terre a causa di infinite servitù militari, o di poli industriali che promettevano benessere e invece hanno portato solo inquinamento e malattie. Ma non riusciamo a credere che si possa sacrificare un’intera Isola per nutrire dei grassi signori stranieri, che gettano benevolmente qualche briciola a chi è disposto a svendere, o un tozzo di pane secco a qualche amministratore che regala ciò che non è suo.

E invece è tutto vero, e chiunque può verificarlo.

Quasi tremila gigantesche pale eoliche che devasteranno la Sardegna

Trasporto pala eolicaDi cosa stiamo parlando? Parliamo di 700 progetti, per migliaia di gigantesche pale eoliche (anzi chiamiamole “turbine”, altrimenti ci dicono che siamo ignoranti), alte come mai ne abbiamo viste. 105 solo nel Comune di Tempio, che come al solito si può vantare di avere un primato. Più di 600 solo in Gallura. Migliaia in tutta l’Isola. Sotto questo articolo potete vedere voi stessi la tabella ufficiale, datata 30 settembre. Ma questi non sono numeri affidabili: da quando sono stati estrapolati dai siti ministeriali, sono cresciuti tanto. Forse nessuno, in questo momento, sa esattamente quanti siano ora i progetti e quante torri intendano piazzare sulle nostre terre e sulle nostre teste.

Nel frattempo la società Terna, quella che vende ai sardi l’energia elettrica più cara di tutt’Italia, con bollette maggiorate nonostante qui si produca molta più energia di quanta ne consumiamo, sta già facendo partire gli avvisi di “servitù coatta” per centinaia di sardi, che saranno costretti ad ospitare sui propri terreni, nelle proprie vigne, dentro i propri frutteti, i tralicci necessari al trasporto della corrente. Anzi, di una piccola parte della corrente, perché non potremo mai realizzare elettrodotti sufficienti per trasportare tutta quella producibile da questi mostri. Ma intanto possiamo già contare i nuovi tralicci, alti 49 metri, per impiantare i quali niente verrà rispettato. La servitù coatta è questo: faccio quello che dico io, e tu stai zitto perché a casa tua comando io. Se negli ultimi decenni si è cercato ovunque di interrare le linee elettriche, per l’occasione si è ripristinata l’antica usanza di innalzare tralicci a vista e far correre i fili a cielo aperto. Così Terna risparmia.

Per i sardi nessun vantaggio. Guadagni colossali per gli speculatori

Qualcuno di noi avrà qualche vantaggio, qualche sconto in bolletta? Manco per sogno. L’energia che utilizziamo in Sardegna proviene dal “Continente” o addirittura dalla Francia. La società Terna si appropria di quella che produciamo (circa il 40% in più del nostro fabbisogno, per ora), e a noi rivende quella prodotta altrove a prezzo maggiorato. Basta confrontare le nostre bollette con quelle che si pagano nel resto d’Italia per rendersi conto di questa colossale truffa di cui siamo vittime da anni, grazie a dei contratti grotteschi firmati a suo tempo dalla Regione Sardegna.

Dunque come mai i nostri governanti chinano la testa e accettano tutto ciò?

In molti casi non sanno nulla, o quasi. È come se vivessero altrove. Ma non sempre è così. I progetti li hanno tra le mani, e ci si dovrebbe augurare che prima di rilasciare le autorizzazioni necessarie diano almeno uno sguardo. Invece no. Forse tra loro c’è chi ci guadagna? Forse c’è chi è disposto a rovinare la propria gente per arricchirsi? Non possiamo dirlo, ma tutto può essere. Quello che è certo è che, se veramente ci fosse la volontà di respingere gli speculatori, che arrivano a sciami come cavallette fameliche, se veramente facessimo fronte comune, questi non potrebbero nulla. Neanche con il decreto Draghi, che ha deciso di fare della Sardegna una sorta di agnello sacrificale (come al solito ci trattano da pecore…).

Una rete di comitati in tutta l’Isola

Ma non tutti i sardi hanno scelto di piegarsi e di accettare la loro fine a cuor leggero. Ovunque ci si sta organizzando in comitati locali, riuniti in un’unica rete che abbraccia tutta l’Isola da nord a sud. Molti di questi comitati sono capeggiati da amministratori e sindaci coraggiosi, come quello di Villanovaforru, e non hanno alcuna intenzione di lasciarsi schiacciare.

Mappa parchi eolici in SardegnaAnche a Tempio, di recente, è stato fondato un comitato che aderisce a questa rete. Si chiama Coordinamento Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica”, e si può trovare anche su Facebook digitando questo nome. Un comitato trasversale, che non fa caso a ideologie politiche o di altro tipo, ma che semplicemente riunisce cittadini di buona volontà provenienti anche dai paesi vicini. Sono già partite le prime azioni, di cui daremo conto in successivi articoli. Si cerca di districarsi tra gli innumerevoli progetti, i più grossi dei quali riguardano proprio questo Comune e che mirano a sfruttare il nostro territorio come mai si è visto prima.

Appoggiandosi sui decreti voluti da Roma, speculatori americani, svizzeri, tedeschi, olandesi impongono i loro progetti di 1500 pagine, scritti apposta per essere illeggibili, con tempistiche ridicole per poter presentare obiezioni. Spesso le amministrazioni approvano senza leggere nulla e senza informarne i propri cittadini, con una leggerezza che sconvolge. Progetti presentati spesso da aziende fantasma, senza capitale sociale né fatturato, che spariranno nel momento in cui incasseranno le enormi prebende previste dallo Stato – che naturalmente siamo noi a pagare.

Si calcola che ciascuna turbina può far guadagnare alla ditta committente anche un milione di euro l’anno. In pochissimo tempo le spese di installazione vengono ammortizzate; poi, per i successivi 25 anni, sarà un guadagno netto. Anche se la pala resterà ferma per qualsiasi motivo. La beffa principale, infatti, sta nel fatto che il guadagno non è calcolato in base all’energia prodotta, bensì in base alla potenza della turbina. Ecco perché le nuove pale eoliche sono così grandi.

La perdita di valore di case e terreni

Scavo per l'installazione di una pala eolicaPer contro, i terreni su cui verranno installate e quelli nelle vicinanze subiscono un deprezzamento immediato, perdendo subito il 40% del loro valore. Oltretutto si parla già di espropri, vere violenze private nei confronti di chi lavora da una vita per guadagnarsi il pane.

I lavori per l’installazione distruggono le strade del circondario, a causa dei grandi macchinari utilizzati per il trasporto e per gli scavi. Ogni pala prevede una base interrata che misura quanto un palazzo di sette piani. Se anche un domani venissero smantellate (cosa che non accade praticamente mai, visto che di solito le ditte dichiarano fallimento e spariscono), il terreno sarà rovinato per sempre, perché tonnellate di cemento resteranno seppellite. Quindi non esiste alcun tipo di bonifica realmente attuabile, nonostante ci sia in zona chi si vanti di smaltire turbine eoliche da anni.

Delle conseguenze sul nostro territorio, non solo dal punto di vista ambientale ma soprattutto dal punto di vista economico e di vivibilità, parleremo in un altro articolo. Neanche le nostre meravigliose coste verranno risparmiate. E non credete a chi vi dice che le pale saranno sufficientemente lontane da non essere viste: è una menzogna. Se gli speculatori l’avranno vinta, perderemo anche il nostro mare.

Si cerca di darci la pacca sulle spalle dicendoci che porteranno lavoro… Questa è la menzogna principale, quella più utilizzata. Quel che accadrà, invece – e si può dimostrare facilmente – è che saranno in tanti a perdere il lavoro e qualunque opportunità. Ma anche questo discorso lo approfondiremo in seguito.

Il “NO” dalle altre zone della Sardegna

Intanto cominciano ad arrivare i primi “No” da alcuni territori del centro e sud Sardegna, dove la popolazione è già ben consapevole della devastazione che subirebbe. Così gli avvoltoi si stanno concentrando soprattutto in Gallura, nella speranza di trovare Amministrazioni più compiacenti e disposte a farsi beffare.

Dunque noi galluresi come reagiremo? Sapremo difenderci, come già stanno facendo altrove?

Noi siamo pronti ad unirci e a far fronte comune, insieme a quei sindaci che avranno il coraggio e l’onestà di lottare insieme alla propria gente.
(M. A. P.)

Soc. Terna - Speculazione eolica in Sardegna 1

Soc. Terna - Speculazione eolica in Sardegna 2Soc. Terna - Speculazione eolica in Sardegna 3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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