Oggi parliamo di soldi (Un manuale per gli ingenui)

parliamo di solci

Sì, parliamo di soldi. Tanti soldi, valanghe di soldi. Per chi? Non per voi, naturalmente. Per voi non ci sarà mai nulla.

C’è chi riesce a guadagnare da qualsiasi cosa, purché non si faccia troppi scrupoli e non si lasci turbare da patemi d’animo o rigurgiti di coscienza. Ma la coscienza non è roba per tutti. E poi, basta qualche leggina ben fatta e tutto diventa lecito, oltre che facile. E per farla emanare è sufficiente oliare certi meccanismi.

D’altronde non ci vuole grande sforzo per fare le opportune “regalie” quando, proprio grazie a quelle leggi, si riescono ad incassare somme colossali.

Sapevate, ad esempio, che da una sola turbina eolica si può arrivare a guadagnare più di un milione di euro all’anno?
C’è chi non ci crede. Possibile? Ma quando mai! È un’esagerazione, dai…
E invece, conti alla mano, sono proprio cifre vicino al milione di euro quelle che vengono fuori, e che talvolta lo superano. Dunque facciamoli, questi conti.

In primo luogo teniamo presente che sono due le fonti di guadagno, quando si parla di impianti da energia rinnovabile (FER). C’è infatti il guadagno dato dalla vendita dell’energia prodotta e ci sono gli incentivi governativi. Anzi, al contrario: prima ci sono gli incentivi (e le sovvenzioni a fondo perduto) e poi c’è la produzione.

Gli incentivi, ovviamente, sono soldi che provengono dalle nostre bollette: li offriamo noi ai grandi imprenditori privati. Siamo molto generosi, noi italiani!

Un Governo magnanimo con i grandi imprenditori

Attualmente la tariffa incentivante, elargita con magnanimità dal nostro Governo, corrisponde mediamente a 75 euro per ogni megawattora prodotto (MWh), sia per l’eolico che per il fotovoltaico. Potete controllare a questo link. Ma può tranquillamente superarli: dipende da come vanno le Aste governative.

Dopo di che ci si può affacciare al libero mercato dell’energia. Qui i prezzi variano notevolmente, perché la competizione è grande. Produttori, acquirenti e intermediari fanno le loro offerte, stabilendo un prezzo che varia nell’arco della giornata o addirittura di ora in ora. Il gioco lo fanno soprattutto gli intermediari, che sono i veri speculatori. Ma chi produce la cosiddetta “energia rinnovabile” può permettersi di venderla anche a un costo bassissimo, perfino a zero euro, perché c’è quel guadagno minimo garantito di 75 euro per ogni megawattora dato dagli incentivi. Le spalle sono sempre coperte, insomma.

L’incentivo si riduce man mano che aumenta il prezzo di vendita.

Ma quanto rende la produzione vera e propria di questa energia che ci ostiniamo a definire “pulita”, anche se pulita non è?

Vediamo. Il prezzo medio di vendita dell’energia elettrica è adesso di circa 100 euro a megawattora, ma negli ultimi mesi è arrivato talvolta anche a picchi di 140 euro. Senza dimenticare che circa un anno e mezzo fa è arrivato persino a toccare la paurosa cifra di 867,28 euro!

Noi però teniamoci bassi e prendiamo per buono il prezzo di 100 euro.

Più di un milione di euro l’anno per una sola pala eolica

i guadagni degli speculatoriOra vediamo quanta energia si può produrre.
Anzitutto facciamo un piccolo distinguo: la potenza di un impianto si indica in Megawatt (MW); la produzione si indica in megawattora (MWh). Un megawattora corrisponde ad un milione di watt.

Una turbina eolica di taglia media ha una potenza di 6 Megawatt, per cui produce 6 MWh ogni ora.

Per quanto tempo viene messa in funzione? Mediamente per 2.200-2.300 ore all’anno: dipende dalle condizioni atmosferiche. In realtà le ore effettive di funzionamento sono molte di più, ma non sempre lavora in piena potenza. Noi, sempre per tenerci bassi, consideriamo 2.000 ore all’anno.
Quindi avremo: 6 MW x 2.000 = 12.000 megawattora all’anno.

Adesso possiamo calcolare i guadagni. Come abbiamo visto, il guadagno medio (dato dalla vendita dell’energia + l’incentivo) è di 100 euro per ogni megawattora prodotto. Perciò:

100 euro x 12.000 megawattora = 1.200.000 euro all’anno. Un milione e duecentomila euro.

Tolte tasse e impicci vari, si oscilla quindi da un minimo di 900.000 euro (con il solo incentivo), fino a 1.200.000 euro l’anno di guadagno lordo per ogni turbina: dipende dalla potenza. Ovviamente più sono alte più sono potenti. È comprensibile, quindi, che le nuove torri che vogliono piantarci sulla testa vadano dai 180 ai 240 metri…

Adesso viene il bello. Provate a moltiplicare queste cifre per il numero di pale previste per la Sardegna dai nuovi progetti: ad oggi ce ne prospettano almeno altre 4.000 tra mare e terra. Quanto fa 4.000 x 1.200.000 euro? Pronti con la calcolatrice!

Quelle a mare, però, sono molto più potenti (l’altezza è di 320 metri) e lavorano oltre 3.000 ore all’anno. Quindi fanno lievitare tutti i conti, raggiungendo cifre che mandano in tilt anche le calcolatrici.

 Cifre che non riusciamo nemmeno a immaginare

 E con il fotovoltaico come siamo messi?

In questo caso, secondo i prospetti che ci vengono forniti, il funzionamento è in media di 1.500-1.600 ore all’anno (in Sardegna un pochino meno), variabili a seconda delle condizioni atmosferiche. Perciò avremo un guadagno che va da 112.000 a 160.000 euro l’anno per ogni Megawatt installato. Apparentemente sono quisquilie, in confronto ai calcoli precedenti. Ma voi provate ad estendere le installazioni fino ad occupare 400 chilometri quadrati, cioè 40.000 ettari: perché sono questi i programmi per la sola Sardegna! Programmi che fanno leva sulla fame dei contadini o sull’avidità di altri soggetti. A quali somme si arriva?

Ve lo diciamo subito. Da un calcolo approssimativo, se tutti gli impianti proposti in Sardegna (a terra e a mare, eolici e fotovoltaici) venissero realizzati, la produzione teorica si aggirerebbe attorno ai 100 milioni di MWh all’anno. Stiamo parlando di 10 miliardi di euro l’anno!!! Riscriviamolo: dieci miliardi di euro in un solo anno.

E a voi quanto danno?

Noi, povera gente abituata a contare anche gli spiccioli nei portafogli vuoti, certi numeri non sappiamo nemmeno immaginarli. Questi “imprenditori” invece – che, ricordiamolo, sono dei PRIVATI – li guadagneranno prendendoci la terra e quel poco che abbiamo. Ce ne accorgeremo quando ci mancherà il cibo, perché non avremo più suolo neanche per coltivare una cipolla.

La barzelletta delle compensazioni

Vabbè, però ci pagano, dai… ci sono le compensazioni…

In effetti le promesse sono stratosferiche. E anche le fregature. Sono sempre più numerosi i piccoli proprietari che, prima di firmare i contratti con gli speculatori, consultano un avvocato. Solo un bravo legale, infatti, riesce a leggere con chiarezza tra le tante clausole e smascherare le truffe. E quando viene chiesto alle aziende di modificare il contratto perché palesemente truffaldino, queste si rifiutano e spariscono. Non si fanno problemi: troveranno facilmente qualcuno più sprovveduto.

Ma anche quando di truffa non si tratta (ed è sempre più raro), se è vero che concedere il proprio terreno agli speculatori può fruttare addirittura fino a 300.000 euro in trent’anni, ricordiamoci che loro nello stesso lasso di tempo guadagneranno 30 milioni per ogni pala. Questa gente banchetta sulle nostre tavole e a noi getta gli ossi sotto la tovaglia, trattandoci come cagnolini affamati. E il più delle volte, grazie a collaudati stratagemmi, dopo qualche anno lor signori smettono anche di gettarci gli ossi.

La cosa si fa ancora più interessante per quanto riguarda i Comuni. Fino a qualche anno fa erano previste compensazioni in denaro. Il Comune di Buddusò, ad esempio, ha potuto incassare delle belle sommette. Sono stati assai più sfortunati altri Comuni, come Nulvi: dopo aver corrisposto la misera cifra pattuita per qualche anno, i Signori del Vento hanno comunicato che più niente era dovuto perché erano cambiate le leggi.

Neanche Aggius ha avuto grande fortuna. Oltre ad aver subito abusi edilizi di ogni tipo, da sei anni non  riesce nemmeno più a sapere a quanto ammonterebbero le quote dovute: i padroni delle pale non si degnano nemmeno di rispondere alle Pec che il Comune si ostina ad inviare.

Ora ci pagano con altalene, scivoli e graziose siepi

volatile ucciso dalle pale

Ora, comunque, la musica è cambiata. Secondo le nuove leggi, non si possono più elargire compensazioni per regioni o province: solo per i Comuni si prevede qualche misura compensativa. Ma – e qui sta il bello – non più di natura monetaria: solo interventi di miglioramento ambientale, o progetti di “sensibilizzazione” per i cittadini. E questo nella misura massima del 3%: perché è questo il valore che abbiamo. Miserabili come sempre.

In cosa consistono esattamente questi interventi?

Di solito il miglioramento consiste nel risistemare le strade distrutte per il trasporto delle enormi pale. Talvolta i progettisti sono più premurosi, arrivando addirittura a costruire, in cambio dei territori concessi, graziose siepi oppure altalene e scivoli per i bambini  Così si legge, ad esempio, nel progetto eolico “Lobadas”, che prevede 12 pale alte 200 metri tra Isili e Mandas.

Ma sì, facciamo giocare i nostri bambini!

Eccole qui le nostre favolose compensazioni, che pare facciano gola a qualche amministratore. Nel progetto si elencano i beni paesaggistici che verranno malamente danneggiati dagli impianti, a causa di un “impatto visivo di classe alta o molto alta” (immaginatevi le chiese di campagna o i nuraghi affiancati da una pala di 200 metri). Magnanimamente, così ricompenseranno i Comuni per la gentile concessione del territorio:

  • Per la chiesa di Sant’Antonio da Padova (Isili), la creazione di parchi giochi per bambini e la realizzazione di una siepe arborea;
  • per la Chiesa di Santa Lucia (Gergei), la creazione di parchi giochi per bambini e la realizzazione di una siepe arborea;
  • per la Santa Vittoria (Gergei), la creazione di parchi giochi per bambini e la realizzazione di una siepe arborea;
  • per la Chiesa di San Giovanni Battista (Escolca), la creazione di parchi giochi per bambini e la realizzazione di una siepe arborea;
  • per la Chiesa della Vergine delle Grazie (Escolca), la creazione di parchi giochi per bambini e la realizzazione di una siepe arborea;
  • per il Nuraghe Santa Vittoria, l’attuazione di misure atte a valorizzare il sito archeologico;
  • per il Nuraghe Tannara (Nurri), l’attuazione di misure per la valorizzazione del bene.

Ci si può chiedere, a questo punto, come intendano “valorizzare il bene”. Forse tendendo dei teli di PVC che coprano la vista delle orrende torri tutt’attorno? Stampando dei volantini per pubblicizzarlo? O lucidando i blocchi di granito?

A loro i guadagni, a noi la miseria

pala eolica e nuragheEcco, questo è tutto ciò che guadagneremo dalla concessione della nostra terra: cavalli a dondolo, altalene e qualche siepe. Il più delle volte nemmeno questo. Qui possiamo capire con chiarezza qual è la considerazione che questi signori hanno per noi. Non vi ricordano un pochino le collanine con cui i nostri antenati compravano la fiducia degli indigeni, quando andavano a colonizzare l’Africa o il centro America?

Se poi c’è ancora chi crede alla leggenda del risparmio in bolletta, sappiate che non è previsto da nessuna parte. Oppure qualcuno può dirci quanto ha risparmiato in questi anni grazie alle 1.200 torri eoliche già innalzate in terra sarda?

Ricordatevele queste cose, quando vedrete i vostri amministratori che se la prendono calma invece di opporsi con tutte le loro forze al disastro che incombe. Perché quando una cosa è persa, è persa per sempre. Poi restano le macerie, la miseria, il nulla. E saranno i vostri figli a doversene andare.

(M. A. Pirrigheddu)

parliamo di soldi... che non ci danno
Screenshot del progetto eolico “Lobadas”
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