Tempio Pausania, La riforma sanitaria, il NO del Ministero. Che scuse accamperanno ora?

Il P.S. del Paolo Dettori - foto galluranews

Tempio Pausania, 13 set. 2018-

“Il modello organizzativo introdotto non è coerente con quello definito dal Decreto ministeriale n. 70/2015 che piuttosto delinea un modello di cooperazione tra le strutture erogatrici alle quali assegna ruoli specifici e strutturali secondo livelli gerarchici definiti in base a caratteristiche standard quali il bacino di utenza, i volumi di attività erogati e gli esiti delle cure…”, questo uno dei passaggi contenuti nel parere del Ministero della Sanità. La riforma sanitaria sarda, di ottobre 2017, è stata craccata!!

Nonostante Arru continui a difendere la “sua” riforma affermando anche di proteggerla, le carte in mano al ministero della Salute parlano chiaro. Quella riforma è bocciata.

Che fosse l’ennesimo carrozzone lo sapevamo tutti ma che la deriva della ATS in termini di disagio profondo per tutti i cittadini sardi si era profilata come una disfatta della sanità pubblica, pochi ci avevano pensato. E poco è servito far passare con atteggiamenti trionfalistici alcuni successi come l’elisoccorso, dimostratosi non solo dispendioso per un’azienda che deve tenere a bada i costi ma oltremodo inefficiente, viste le continue lamentele sul servizio, la poca disponibilità d mezzi sufficienti a supplire alle via via crescenti carenze dei presidi “a terra”. L’assessore Arru è sballottato a destra e manca, tirato per la giacca dai suoi stessi compagni di coalizione e dall’opposizione che sta cavalcando elettoralmente quella che si annuncia la fine non solo della giunta per le prossime elezioni di febbraio ma anche la distruzione di quel partito di maggioranza che ne era la componente principale, il PD. Così , come ci si auspicava, è giunta la bocciatura ministeriale per quella che subito fu ribattezzata dai cittadini arrabbiati La Schiforma” sanitaria.

Da Cagliari giungono le sfuriate della coalizione all’opposizione, dal vicepresidente di commissione sanità, Edoardo Tocco che alza il tiro

“La giunta – esordisce l’esponente degli azzurri – ha dato vita all’Ats, un carrozzone che non ha cambiato le sorti del settore, per poi passare ad una riorganizzazione delle strutture isolane senza capo né coda”.

Un piano che, applicato, ha prodotto la riduzione dei servizi nei piccoli ospedali, la scomparsa di strutture complesse e ridisegnato la geografia della sanità isolana.

“Un programma attuato attraverso l’approvazione degli atti aziendali – continua Tocco – in violazione di quanto previsto dal decreto ministeriale 70 del 2015, con l’inosservanza degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell’assistenza ospedaliera, con troppe contraddizioni. Una ragnatela di nuovi dipartimenti e strutture in contraddizione con quanto previsto dalla normativa – aggiunge Tocco – con la nomina di nuovi direttori che hanno provocato molte perplessità. E’ ora indispensabile che si ripristini il sistema sanitario isolano, ridando ossigeno soprattutto ai piccoli ospedali. L’assessore Arru non può certo tenere nascosto questo parere alla platea del Consiglio regionale, con la rivisitazione dell’intera rete ospedaliera finalizzata a porre al centro la salute dei cittadini”.

Rincara la dose Rubiu, capogruppo UDC in Regione:

” Il documento certifica il fallimento della riforma portata avanti dalla giunta . Si sospendano i lavori programmati e si riunisca urgentemente l’assemblea regionale per correggere il tiro”

“E’ chiaro come il riordino della sanità sia stato il più grande pasticcio politico della legislatura – aggiunge Rubiu – con una confusione ed un disordine senza precedenti. Un epilogo davvero drammatico di una giunta che ha visto bilanci bocciati, leggi sospese, piano di sviluppo rurale da correggere, debiti fuori bilancio”.

“L’ultimo siluro sulla riforma ospedaliera  pone rilievi di legittimità su una normativa contestata dalla minoranza, dai sindaci, dai territori. Un riordino che ha creato solo caos e disservizi nella sanità sarda, portato avanti dalla maggioranza (a guida Pd) con arroganza e incompetenza. Da subito hanno applicato questa riorganizzazione senza il via libera del Ministero. E, cosa ancora più grave, hanno trasferito e smontato interi reparti degli ospedali sardi, creato strutture complesse e dipartimenti, assunto nuovo personale, nominato primari, assegnato nuovi incarichi. Scelte inopportune, illegittime, arbitrarie. I provvedimenti non hanno posto il paziente come perno centrale della sanità. La prima tappa ora – conclude Rubiu – è la convocazione urgente del Consiglio regionale, per apportare le dovute correzioni al piano di riforma. Entro il prossimo 30 ottobre le revisioni devono essere trasmesse. Si auspica che sia rivisto e stravolto un riordino che scontenta tutti i sardi, a partire dalla Asl unica. Dobbiamo assolutamente evitare la chiusura di ospedali strategici come Iglesias, San Gavino e Muravera. Un rischio altissimo senza una revisione della rete ospedaliera”.

Dobbiamo ridare la sanità ai territori, tutelare gli interessi calpestati e che hanno costretto migliaia di persone a protestare nelle piazze, nei cortei, con qualsiasi espressione democratica consentita. Tutto senza risposte, se non effimere promesse di garanzie che suonavano sempre come beffa quando si è continuato ad accorpare, tagliare lasciare gli ospedali senza farmaci o presidi, senza personale a sufficienza, in nome di un disegno liberista e orientato esclusivamente alla sanità privata.

I cittadini sono indignati per quanto accaduto a Tempio e ovunque, e ora, all’indomani del NIET del governo centrale, si apprestano a vedere corrette le tragiche decisioni sugli ospedali dei vari territori. Basta con questa perdita e questo massacro, Tempio, La Maddalena, la stessa Olbia, rivogliono quanto è stato tolto in nome di un disegno “moderno” che ha partorito solo disastri. Vale per la Gallura e vale per l’intera Sardegna, siano ospedali decentrati e piccoli, o grossi centri sanitari pubblici che si sono visti quintuplicare le presenze dell’utenza proveniente dai presidi ospedalieri devastati dall’agabbadora chiamata ATS, passata sui diritti sanciti in costituzione senza badare troppo a chi o a cosa si puntasse.

Antonio Masoni

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