Tempio Pausania, Riserve idriche nei limiti, strada per Olbia sempre interrotta, istituzioni assenti o impotenti.

La diga sul rio Pagghjolu e il tratto franato di Monte Pinu

Tempio Pausania, 4 nov. 2017-

Le riserve idriche sono ormai arrivate ai limiti, non piove più e la gente spera addirittura nei miracoli, come è avvenuto a Luogosanto dove si è organizzata una cerimonia religiosa propiziatrice. Siamo all’osso e al paradosso davvero.

Il lago del Liscia, bacino che non adduce acqua alla città, ha appena 45 milioni di metri cubi d’acqua su un totale di oltre 100 milioni, un’inezia per le città che da essa si alimentano, Olbia su tutte, e per tutti gli usi irrigui di campagne aride che ogni giorno obbligano i proprietari a rivolgersi alle istituzioni preposte per chiedere lo stato di siccità. Uno spreco sapere che ogni anno ben 200 milioni di acqua si  perdono in mare senza che si sia mai fatto nulla o che la Diga sul rio Pagghjolu, capace di sostenere Tempio e tutti i comuni limitrofi, ancora è una strada impervia da percorrere prima di vederne la soluzione. Dalle promesse, per questa nota vicenda, si era passati ai fatti e pareva che anche il finanziamento regionale fosse arrivato, ma a tutt’oggi, tutto resta nel silenzio più assoluto. Di acqua abbiamo bisogno e potremmo anche cavarcela con quel che c’è ma la questione, come spesso accade, si impantana nei meandri oscuri della burocrazia. Mentre il nord est sta risolvendo con un finanziamento arrivato ad hoc per sollevare le acque del rio Padrongianus, Tempio ancora resta senza acqua potabile (a gennaio saranno 2 anni) e con il timore che questa ostinata siccità comprometta anche la sorte già precaria di agricoltori e allevatori, oltre che quella dei cittadini costretti a rifornirsi di acqua potabile dalle fontane, finché le stesse dureranno.

Ogni male non viene mai solo e trova “lieta compagnia” anche nelle strade, quella di collegamento con Olbia su tutte. Da quel 18 novembre 2013, sono trascorsi 4 anni e tutto tace, col silenzio delle istituzioni che in questi anni non hanno fatto nulla per la soluzione di questo vergognoso problema. Il 23 novembre prossimo, 5 giorni dopo dopo l’anniversario della tragedia che costò la vita a 3 persone proprio in quel tratto di Monte Pino franato, ci sarà una protesta organizzata dal comune di Sant’Antonio. Il sindaco Viti, giovane ma piuttosto preparato, rivolge il suo accorato appello per far si che quanto oggi è rimasto fermo, abbia una svolta. Ne va dell’economia dei comuni interessati, tra cui il suo, e quello della frazione di Priatu, da allora dimenticata. “Nel frattempo, è arrivata la progettazione, sono arrivate le risorse economiche, è stato pubblicato il bando, sono state presentate le offerte, è stato fatto un’incontro informativo con la popolazione, sono arrivati i pareri positivi del corpo forestale, della Soprintendenza archeologica e tutela del paesaggio. «Ma tutto questo ancora evidentemente non basta. Ad oggi, infatti, la strada è interrotta e i lavori non sono iniziati.” (dichiarazione alla Nuova Sardegna del sindaco Viti).

Storie di una Gallura a due facce, una che mostra le sue bellezze invidiate dal mondo e l’altra che stenta a trovare uno spazio di normalità, quasi fosse eccezionale ricostruire qualcosa che doveva essere fatta subito e senza troppe lungaggini e rinvii. Una strada che è stata, ed è ancora,  motivo di rivendicazioni per spostare la sede del tribunale ad Olbia, che motiva lo spostamento per la maggior parte di proprie cause che vengono trattate dal tribunale di Tempio.

In tutta questa precarietà territoriale, pesano molto le assenze delle istituzioni regionali, sollecitate ogni giorno dai bravi sindaci a cui tutto potremmo dire ma non che non seguano da vicino le questioni di interesse collettivo.

La Regione Sardegna, non più mamma ma matrigna, risponde col silenzio gravissimo e si trincera dietro il classico “ci stiamo attivando” , bugie che stanno pesando su tutta la Gallura, stavolta senza differenze tra alta e bassa.

Oggi, che Tempio e Olbia si stanno riparlando, si deve opportunamente fare quadrato su tutte queste gravi mancanze e dirottare il destino verso una linea comune di intenti e scopi. Senza l’acqua, senza le strade, non ci sarà mai nessun miglioramento del bene comune. Occhio, le elezioni sono alle porte!

Antonio Masoni

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