Tempio Pausania, “L’ideologia dell’inutile contabile ha contagiato la Corte Costituzionale: la Corte non ha più nessuna credibilità”, di Marco Mori

Tempio Pausania, 27 ott. 2017-

fonte studiolegalemarcomori

Qualcuno sosteneva che l’illegittima composizione del Parlamento dovesse essere considerata un fatto esaurito, insuscettibile di creare ulteriori effetti nell’ordinamento. In realtà se il Parlamento è composto in grave ed oggettiva violazione dei principi di rappresentatività democratica, come ribadito dalla stessa Corte di Cassazione con la sentenza 8878/14, la prosecuzione della sua attività non solo ha effetti, ma finisce per definizione con il travolgere l’intero ordinamento Costituzionale.

Dieci Giudici della Consulta su quindici sono di norma di nomina sostanzialmente politica. Cinque vengono eletti dal Presidente della Repubblica e cinque dal Parlamento: la distorsione dei principi di rappresentatività democratica ha ovviamente effetti diretti ed immediati sulla scelta degli eletti. In sostanza, solo se il Parlamento rappresenta proporzionalmente il Paese, le maggioranze necessarie ad eleggere il PDR e conseguentemente anche quelle per eleggere i Giudici della Consulta, garantiscono una Corte equilibrata in cui nessun partito può avere il controllo. 

Ma se si alterano i meccanismi di rappresentatività democratica, tutto questo sistema va a rotoli e la Corte perde il suo ruolo di garanzia diventando a tutti gli effetti un organo completamente politicizzato.

Proprio per questo abbiamo assistito allo spettacolo vergognoso di un Giuliano Amato che accede alla Corte Costituzionale, un personaggio che da sempre trama contro la sovranità nazionale. Sempre per questo abbiamo visto la lotta feroce della maggioranza per mandare in Corte Costituzionale persone come Barbera e Prosperetti, perché favorevoli al pareggio in bilancio. Quando servono 32 votazioni per eleggere due giuristi in Corte Costituzionale solo un cieco, o qualcuno in chiara malafede, potrebbe affermare che la politica è fuori dalla partita. Questa è pura politica!

Le conseguenze? Con una maggioranza anti liberista e conscia del modello, anche economico previsto nella nostra Costituzione, la Corte Costituzionale è riuscita a stoppare alcune delle più infime azioni compiute dal Governo in questi anni e di recente si era spinta anche a dire che è il bilancio a doversi adeguare all’erogazione dei diritti fondamentali. Facile immaginare quante tensioni abbia provocato tale decisione.

Sulla perequazione mancata delle pensioni poi, e qui veniamo al tema che ha dato luogo all’assurda decisione del 24 ottobre che qui si contesta, la Corte aveva dichiarato incostituzionale il D.L. “Salva Italia” di Mario Monti. Tuttavia il Ministro del Lavoro Poletti, aveva proceduto, con nuovo intervento normativo, a limitare retroattivamente gli effetti di quella sentenza riducendo le somme spettanti per legge ai pensionati. La somma minore di quella dovuta, poi erogata ai pensionati, con un sistema di propaganda degno della Germania nazista, è stata chiamata mediaticamente “bonus Poletti”. In realtà avrebbe dovuto chiamarsi “l’inculata di Poletti”(scusatemi la licenza poetica).

Purtroppo ieri invece la Corte Costituzionale, debitamente addomesticata, tornando a pronunciarsi sul tema ed in particolare proprio sul “bonus Poletti” ha elevato a principio supremo la logica dell’inutile contabile ragionando come quelli che Keynes, in autarchia economica, chiamava obnubilati ed imbecilli. Ovvero ha ragionato come coloro che, perdendosi in calcoli sofisticati, perdono di vista la semplicità della realtà: non esistono limiti di natura finanziaria alla spesa pubblica, essi sono solo virtuali.

In attesa delle motivazioni integrali, si può certamente commentare l’assurdo comunicato stampa arrivato dalla Consulta con cui si dichiara che la norma è stata salvata perché rappresenta un giusto bilanciamento tra diritti dei pensionati ed esigenze di finanza pubblica. In sostanza l’idea di Poletti di dare ai pensionati meno di quanto avrebbero dovuto a seguito della precedente sentenza, con cui la Consulta aveva dichiarato incostituzionale la mancata perequazione delle pensioni disposta da Monti, è giustificata dal fatto che “non ci sono i soldi”.

Un diritto fondamentale cede dunque alla logica dell’inutile contabile aprendo un precedente che può portare all’annullamento di ogni diritto. Al prossimo“fate presto” si potranno chiudere ospedali o abbandonare i poveri al loro destino (già accade!) quando in realtà lo Stato, se è nel possesso dei suoi elementi fondanti e dunque anche della sovranità monetaria, potrebbe far fronte illimitatamente ad ogni obbligazione. Solo l’assenza di beni reali (case e cibo ad esempio) potrebbero impedire il sostegno ad un pensionato, ma mai possono essere le logiche di cassa a condurre a questo abominio.

L’ex Presidente di una Corte, all’epoca ancora fatta di giuristi, Zagrebelsky, aveva ben ricordato l’assurdità del concetto di fallimento dello Stato, in quanto lo Stato non risente delle logiche proprie del diritto privato dovendo disporre della sovranità monetaria.

Oggi l’Italia non è più uno Stato, in Corte siedono i politici e e coerentemente i pensionati possono pure andare a fare in culo… prima vengono gli interessi delle grandi banche d’affari che scelgono politici e governi…

Grazie di cuore a questi giuristi che si sono venduti l’anima per un posto alla Consulta. E se volete processarmi per vilipendio fatelo, il carcere è l’unico modo che la mia generazione avrà per andare in pensione…

p.s. quando non ci saranno più i soldi per mantenere i detenuti non si potrà escludere che la Corte giudichi ragionevole l’applicazione della pena di morte, essendo una pena più umana rispetto al lasciarli morire di fame nelle patrie galere…

p.p.s.

il rosatellum è la certezza della continuità di questo processo eversivo. La futura maggioranza controllerà anche tutti gli organismi di garanzia…

Marco Mori

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