Tempio Pausania, Una fiaba dei tempi nostri. Passano gli anni ma certe storie sono sempre attuali.

Tempio Pausania, 21 ott. 2017-

C’era una volta, negli incantati mondi del Mondo Migliore, il Regno di Re Tarlo, un ricco ranocchio che viveva da solo, con la sua famigliola e con poche relazioni pubbliche. I suoi giorni li trascorreva pensando ad un mondo ancora migliore di quello che aveva già, ne voleva uno che potesse far vivere tutti in maniera dignitosa. Il suo cruccio maggiore era la povertà del suo regno, l’impossibilità che altri, a differenza sua, non disponessero di sufficienti ricchezze per comprarsi del cibo e garantirsi un decente futuro. Era ossessionato quando sporgendosi dal torrione del suo castello, gettava lo sguardo sulla valle desolata, dove contadini cercavano di raccogliere da terre aride qualche frutto per sopravvivere alla fame. Erano anni che questo accadeva ma lui era sempre a pensare, pensare, pensare al miglior sistema per provvedere a quelle povere persone e al come poter risolvere quella ignominia, ingiusta come il vaccino e malata come il cibo del supermercato, tutto contaminato e pieno di additivi.

Una mattina il sole gli accarezzò il musetto e fu allora che quella luce gli fece balenare un’idea, una brillantissima invenzione che avrebbe cambiato il destino del mondo, riportando tutto all’equa ridistribuzione, sia della giustizia che dei beni materiali.

“Quella povera gente, affamata, senza futuro, deve poter avere qualcosa ogni mese, un qualsiasi reddito per almeno comprarsi cibo buono e pagarsi le bollette. Se mi danno ogni mese un piccolo eurino, io gliene darò1500. Come fare a compiere un’impresa così difficile? E che ci vuole, basta che mi metta d’accordo con qualche rospo miliardario e disposto ad entrare in questo multilevel e il gioco è fatto!”

Trovò il rospo Ponzi, un rospaccio brutto che aveva fama di essere un cattivo consigliere, dalla strana sagoma piramidale, che gli propose un sistema collaudato da decenni. La resa era sicura. Investire i soldi del primo anno di versamenti e poi dividere con il popolo. Al secondo anno? “Beh, intanto pensiamo al primo, disse a se stesso”.

Uscì allo scoperto/coperto, nel senso che si fece avanti col popolo ma dicendo loro di stare zitti e agire, conta versare e non pensare, o fare domande. Tutti i contadini, affamati, ignoranti e disperati, furono attratti dalla proposta e ben presto quell’idea varcò i confini del regno di Tarlo e sfociò in un vero delirio collettivo che invase tutto l’impero d’Itaglia, nazione vessata da fisco perverso e accerchiata dalla morsa dei vincoli che impedivano la spesa pubblica. Tutti osannavano il Re Tarlo e la sua proposta che li avrebbe condotti alla salvezza. Alcuni, dopo anni di attesa dei 1500 eurini, andarono via, altri subentrarono dicendo con sprezzo ai fuoriusciti “Mors tua, vita mea”, frase seguita da fragorose risate di giubilo. L’Itaglia si popolò di illusi che continuarono a versare l’eurino al Re senza sosta. Dietro l’angolo c’era la fine della povertà, quel mondo migliore che era ormai diventato per loro un valore e(re)tico, l’obiettivo che avrebbe spostato le diseguaglianze più di qualsiasi forza politica di quei tempi, i 5 Stalle o il PD, il Partito della Distruzione, che ne avevano fatto un vero cartello elettorale di mera propaganda.

Tarlo, sempre più palesemente preso dal suo faraonico progetto, attirò da subito l’attenzione di qualche detrattore del tempo, gente di poca fede che immediatamente aveva intuito che sotto c’era quella che allora veniva chiamata “truffa”, nome rimasto ai giorni nostri proprio a ricordo di quella invenzione fiabesca.

L’Actum Finalem, ossia l’esito ultimo, stava per vedere finalmente la luce e tutti quei poveri contadini avrebbero finalmente avuto i loro eurini che aspettavano con ansia.

“Ignaros Rusticos (Tarlo adorava la lingua latina che usava spesso nelle sue riunioni per ingannare i contadini ignoranti), con rammarico devo dirvi che dovremmo spostare la data dell’Actum Finalem di qualche trigesimo, da 2 a 3, perché molti di voi non hanno versato l’eurino e il dividendo non è possibile ancora”

“Re Tarlo – urlò un contadino dalla piazza gremita – ma ci stai prendendo per il culo?”

“Taci – rispose il Re – prendetelo e fustigatelo, è un infiltrato e non è allineato!”. Gli scagnozzi prelevarono il povero contadino e lo condussero nelle segrete del castello dove venne mazziato e lasciato lì a marcire insieme alla sua miseria”.

Quel gesto non passò inosservato e il popolo deluso si ribellò al Re e si elevò una clamorosa azione di protesta. I contadini, con forconi e zappe, assalirono il castello e il Re, protetto dalla sua schiera di scagnozzi, se la diede a gambe con tutti i suoi eurini che nel frattempo erano stati messi al sicuro in un deposito fuori Itaglia. Tarlo, preso da paura, si era rifugiato fuori Itaglia a godersi i frutti di questa sua invenzione, convinto oramai che la lotta alla povertà non si poteva affrontare col quel metodo perfezionato insieme al rospo Ponzi.

Ora Re Tarlo è in esilio, condannato persino dai suoi stessi fedelissimi, tutti con le tasche vuote. A (r)re (s)tarlo non fecero nulla le autorità di quel tempo. La fece franca perché l’ignoranza è una colpa, anche quando sussiste e si alimenta di disperazione e di vera miseria. 

Morale:

L’esilio dorato di Re Tarlo, viene portato ad esempio ai giorni nostri come un monito a diffidare sempre di chiunque venga a proporci effimere chimere di mondi migliori costringendoci a spendere anche un solo centesimo per riuscirci. La lotta deve essere fatta da un popolo consapevole e informato su dove risiede il male che ci sta costringendo “quasi” tutti alla miseria.

Ma questa è tutta un’altra fiaba.

Antonio Masoni

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