Tempio Pausania, Le indagini sull’Hotel Limbara ad una svolta. Emergono altri dettagli.

foto galluranews

Tempio Pausania, 6 giu. 2018-

E’ curioso come sulla vicenda dell’Hotel Limbara di cui vi abbiamo narrato anche la storia attraverso una testimonianza sui furti ripetuti che hanno determinato il suo saccheggio “Full Optional”, si venga a sapere qualcosa, per non dire tutto, ma non la chiave che ha portato al fallimento e alla inevitabile chiusura. Le polemiche, scoppiate all’indomani della denuncia dei furti accaduti in un arco temporale relativamente breve, hanno suscitato una eco vasta di interrogativi che stanno per essere definitivamente chiariti dopo le indagini della GdF. Le indagini, si spera, chiuderanno il cerchio su questa spinosissima storia che parte da qualche anno fa, dopo le alterne fortune di una struttura che ha anche avuto momenti esaltanti e solo negli ultimi tre anni ha conosciuto la sua tristissima fine.

Oscuri personaggi, intrecci che hanno visto nella storia svariati protagonisti, stanno per venir fuori dalle indagini, ma questo non ci impedisce di chiedere perché solo ora e perché in questa città esista una serie interminabile di incompiute e di affari poco leciti della cosa pubblica, (l’Hotel Limbara è di proprietà del Comune di Tempio) senza che monti la rabbia e le domande dei cittadini. Perché vedete, cari lettori, questa vicenda è passata sotto traccia alla gente, in parte poco interessata a saperne di più ma, da un lato, ipovedente quando i buoi sono scappati a recinto aperto.

Gli interessi in gioco, quando l’Hotel funzionava alla grande, erano diversi, non ultimo la preziosità di vedere una struttura adeguata, funzionale, inserita in un contesto paesistico da favola che lavora e fa lavorare. L’ultima disastrosa gestione di un personaggio chiacchierato, detto il Milanese, ha frantumato anche questa vera perla incastonata nella seconda montagna sarda e in un habitat che i frequentatori di allora definivano “incantevole”.

Nella spinosa questione entrano in gioco diverse figure, oltre quella del gestore e del suo factotum che dirigeva l’Hotel e che esplicitamente si portò via arredi, mobilia e altri oggetti di complemento dell’albergo. Importante è stata la figura del cosiddetto “napoletano” che poi di Napoli non è che durante la sua direzione mise in luce l’albergo, lo portò ad un livello di eccellenza e riusciva a pagare i dipendenti, prevalentemente di La Maddalena e Tempio, che erano tutti ben felici di dare il loro supporto alla crescita della domanda esterna. E le richieste allora, siamo alla fine del 2015, furono tante, bus di turisti continuamente, una fama che cresceva col biglietto migliore dell’offerta alberghiera, qualità, natura e convenienza.

Poi, il fattaccio, della serie “ti frego e tu non poi farci nulla”. Il subentro del nuovo direttore d’albergo, in sostituzione del “napoletano”, avviene con la perdita di ingenti quantità di denaro del penultimo direttore d’albergo che, praticamente, viene ridotto sul lastrico, dopo averci investito una montagna di euro. E’ tutto scritto, documentato e rappresenta il carteggio della indagine dei militari, da dove affioreranno anche altre complicità che hanno nomi e cognomi, per ora secretati.

Siamo alla svolta però, presto si saprà il come, il perché, ed anche il chi abbia portato al fallimento la gestione e dove sia finita una parte della refurtiva che fu letteralmente rubata qualche tempo fa, sotto gli occhi di tanti testimoni oculari, con macchine seguendo una dinamica frettolosa ma anche sospetta. Come poteva il “ladro” ritornare dopo qualche decina di minuti sul posto per proseguire il suo saccheggio? Una parte era stata recuperata, in un paese della Gallura interna, un’altra custodita sotto sequestro, ma ciò che ancora non si riesce a comprendere è la chiave di cui sopra, il legame esistente tra queste ruberie a cielo aperto ed il silenzio con cui tutto stava succedendo. Indecifrabile, quasi come l’affaire Terme di Rinaggju di molti anni fa. Cialtroni che si portano via i soldi e i poveri malcapitati investitori che perdono tutti i loro finanziamenti.

Certo, nessuno vuole fare il pelo a chi in un decennio di vita dell’Hotel Limbara si è alternato alla guida della città (tre amministrazioni civiche), ma porca miseria, possibile che un bene pubblico sia bene di nessuno con una facilità disarmante? E come non indagare prima a chi viene affidata la gestione di un albergo nato dai soldi pubblici? Nessuno che si sia posto la domanda sul personale degli ultimi anni che non veniva pagato dall’ultimo direttore, quello che ha trafugato la merce dell’albergo, nonostante i dipendenti abbiano denunciato? E del penultimo direttore, il “napoletano” , uomo onesto e corretto nella sua gestione, ci si è mai chiesti dove sia e come sia riemerso, se è riemerso, dalla perdita del suo denaro?

Come sempre, toccherà alla magistratura fare luce su tutto, qui a Tempio siamo gente che ci vogliamo male anche quando disponiamo di uno dei paradisi migliori dell’interno sardo, anche quando la fortuna di avere già tanto dalla natura straordinaria che ci circonda, ce la giochiamo col primo cialtrone che viene a vendere fuffa pregiata. Tanto che ci frega a noi? Semu li meddu!

Antonio Masoni

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