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Tempio Pausania, L’Austerity spiegata ai Renziani, di Paolo Cagnoni. Rubrica economica a cura di Antonello Loriga.

Tempio Pausania, 16 lug. 2015-

Paolo Cagnoni
Paolo Cagnoni

L’AUSTERITY SPIEGATA AI RENZIANI

Siccome non c’è verso di far capire i meccanismi economici di base a gente che, oltre a non conoscerli, non vuole nemmeno ascoltare – e risponde in modo sprezzante e arrogante se qualcuno che li conosce cerca di spiegarli –, in preda allo sconforto dopo aver letto il forum del Corriere mi è venuta una piccola illuminazione. Si tratta di una similitudine, ma è talmente facile che forse persino i renziani duri e puri potrebbero capirla. Questa riflessione sull’Austerity è dedicata a tutti quelli che “Renzi sta facendo le riforme e Monti ha salvato l’Italia”.

PUNTO UNO: IL DEBITO PUBBLICO

Il debito pubblico, come ha spiegato Antonello Loriga centomila volte in vari modi, è la somma della ricchezza dei cittadini e delle infrastrutture create dallo Stato al netto delle tasse. E’ quindi una voce POSITIVA per il bilancio di uno Stato, non come quasi tutti ancora pensano negativa.

PUNTO DUE: LE “RIFORME”

Quelle che i campioni del neoliberismo selvaggio (nazistoide) chiamano “riforme” consistono in: taglio della spesa pubblica produttiva – cioè quella “buona” – licenziamenti a pioggia, precarizzazione pressocché assoluta del lavoro, taglio delle pensioni eccetera: ora, ragionate un momento, secondo voi in che modo questi interventi che distruggono il tessuto economico e sociale e riducono in miseria un numero sempre più elevato di cittadini, creando allo stesso tempo un “buco” impressionante e incolmabile di disoccupazione giovanile, potrebbero mai rilanciare l’economia di uno Stato e migliorare le condizioni di vita dei cittadini?

PUNTO TRE: L’AUSTERITY

Dunque, le presunte “riforme” di cui tutti blaterano sono tutto tranne che riforme: sono bombe fatte esplodere all’interno del tessuto sociale ed economico. Queste bombe vengono chiamate da economisti e giornalisti prezzolati: “Austerity”.

Se non avete ancora capito, ecco l’esempio di cui parlavo all’inizio:

Chi applica politiche di austerity a uno Stato che è in crisi economica equivale a qualcuno che gestisce un locale e per rilanciarlo smette di acquistare dai fornitori le merci che poi dovrebbe vendere ai clienti. E dopo aver esaurito le scorte accoglie i pochi avventori rimasti mettendo sui tavoli forme di pongo modellate come pietanze. E poi nemmeno più il pongo perché i creditori gli fregano anche quello, poi gli chiedono di impegnarsi i mobili e alla fine si fanno consegnare tutto il locale.

Ecco, l’austerity è questa roba qua. Con l’unica differenza che i proprietari dei locali Grecia, Spagna, Italia eccetera vengono obbligati da un fantomatico comitato degli esercenti a non comprare più le merci da vendere ai clienti, con il fine ultimo di “fregargli il locale intero”.

Se non avete ancora capito, ci rinuncio.

Paolo Cagnoni

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